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sabato 30 settembre 2017

Rovescio della medaglia: 30 settembre 1973


Hello,
nel numero di Ciao 2001 del 30 settembre 1973, c’era un articolo sul Rovescio della Medaglia.
Si parla delle novità, dell'ingresso di Franco di Sabatino (ex Paese dei Balocchi) alle tastiere, che sposta il gruppo su atmosfere più classicheggianti e meno "hard", del nuovo album "Contaminazione", un concept con gli arrangiamenti curati dal maestro Luis Enriquez Bacalov, non nuovo a queste esperienze  avendo già lavorato con New Trolls e Osanna.
"Contaminazione", tra il rock e l'orchestra sinfonica, è considerato uno dei migliori album del Progressive Italiano...


…di tutto un Pop
Wazza




venerdì 29 settembre 2017

PFM news & tour

Hello,
uscirà il 27 ottobre in tutto il mondo "Emotional Tattoos", nuovo album della Premiata Forneria Marconi, nella doppia versione CD e Vinile.
La copertina, opera dei fratelli Bonora, è stata riprodotta anche in "murales", a Milano, nella zona ponte delle Milizie, svincolo per viale Cassala.
Da giorni e disponibile il brano "QuartiereGenerale", anche nella versione inglese "Central District".


Intervista a Franz Di Cioccio

A Novembre partirà  "Emotional Tattoos Tour", che porterà la PFM, in un lungo tour mondiale!
Una garanzia per il progressive e la musica italiana
Wazza
Lo scenario da cambiare/ è il Quartier Generale»: potrebbe sembrare un vecchio adagio maoista, ai tempi della Rivoluzione Culturale, di sicuro sono passaggi che si sentono poco nello scenario del panorama musicale nostrano di oggidì, tutto schiacciato sulla dimensione individuale o nel preconfezionato versione talent show.

No, non è una massima del Grande Timoniere, ma è il nuovo brano («Quartier Generale» appunto) della Pfm, a distanza di undici anni dallultimo disco di inediti della band italiana più longeva. «Non ci pensa più nessuno o quasi a raccontare il contemporaneo, la disillusione e la voglia di riscatto e allora labbiamo voluto fare noi che siamo in giro dal 1971 e alla tv non ci siamo mai andati», esordisce Franz Di Cioccio, classe 1946, batterista-mattatore del gruppo fin dagli inizi, mentre sta assistendo alla realizzazione del gigantesco murale (a Milano, in via Cassala) che poi diventerà la copertina del disco, di cui per ora si sa soltanto il nome, «Emotional Tattoos». 

Franz che ha perso per strada lo storico compagno darme Franco Mussida, ritiratosi per ragioni personali nel 2015: «Una scelta individuale che rispettiamo, uno deve avere le motivazioni per continuare». Chi è rimasto è Patrick Djivas, il bassista franco-italiano, prima negli Area del compianto Demetrio Stratos, poi nella Pfm, dal lontano 1973: «Possiamo permetterci di raccontare delle cose, perché abbiamo cominciato dai sottoscala. Oggi una band fa un passaggio a un talent e già sembrano i Beatles, tra luci e strumentazione, la strada è spianata. Come se cominciassero dalla fine e non dallinizio. E allora come possono guardarsi in giro».
Cè stato un tempo in cui però musica e protesta andavano a braccetto. «Tutto è iniziato nel 1968 prosegue, ciò che ribolliva nelle piazze si rifletteva anche nel mondo della musica italiana, allora un pò inconsapevole. Aprì i nostri orizzonti e quelli del pubblico. E in breve ti poteva capitare di vedere 20 mila persone a un concerto di Miles Davis».

Riflessi che inevitabilmente cambiarono i rapporti anche tra band, ascoltatori e informazione: «Non facevamo mai foto in posa, solo live  risponde Di Cioccio. E non avevamo barriere coi fan». E infatti fu la stagione in cui Santana e i Led Zeppelin furono costretti a interrompere i concerti: «A noi non ha mai fatto scendere nessuno dal palco, perché vedevano il nostro sudore: sì, Pfm-Led Zeppelin 1-0, come titolò una rivista dellepoca». Palco che condividevano spesso con Demetrio Stratos: eccoli di nuovo, gli Area. Al leggendario cantante, anello assoluto di congiunzione tra il movimentismo e la canzone di quegli anni, scomparso troppo presto, Milano ha dedicato di recente una via: «Se lo merita, perché è uno che ha dato tanto a questa città: ci scambiavamo spesso il palco, si suonava dalle 16 alle 4, senza fermarsi mai».
Bando però alla nostalgia, la Pfm, dopo lalbum, si cimenterà in un tour che toccherà anche Giappone, Messico e Corea: gli unici in Italia a poterlo fare, eccetto i «melodici» alla Ramazzotti e Pausini. Anzi nemmeno loro raggiungono quei mercati: «Apprezzano probabilmente la nostra capacità di improvvisare, nulla è suonato al computer, è musica davvero dal vivo, ieri come oggi». E domani? Manca poco al 2021, al mezzo secolo di carriera, roba da Rolling Stones: «Vediamo conclude Di Cioccio. Intanto questanno, tra disco e tour, se ne andrà via veloce. Poi, per quanto ci riguarda, finché avremo sudore da spendere».


ALL THE BEST TOUR
September 30, 2017 Montesarchio (BN) loc. Cirignano Piazza San Sebastiano (Italy)

EMOTIONAL TATTOOS TOUR 
November 14, 2017 Torino - Teatro Colosseo (Italy)
November 15, 2017 Genova Teatro Carlo Felice (Italy)
November 23, 2017 Trento
Auditorium Santa Chiara (Italy)
November 25, 2017 Zoetermeer
De Borderij (Netherlands)
December 01, 2017 Padova
Gran Teatro Geox (Italy)
December 02, 2017 Varese - Teatro Openjobmetis (Italy) 
December 29, 2017 Bari
Teatro Petruzzelli (Italy)
January 09, 2018 Tokyo Billboard (Japan)
January 10, 2018 Tokyo Billboard (Japan)
January 11, 2018 Osaka Billboard (Japan)
January 31, 2018 Bologna
Teatro Duse (Italy)
March 02, 2018 Milano - Teatro Dal Verme (Italy)
March 9, 2018 Brescia
PalaBrescia (Italy
March 11, 2018 Assisi-Santa Maria degli Angeli - Teatro Lyrick (Italy)
March 12, 2018 Roma - Teatro Olimpico (Italy)
March 13, 2018 Napoli
Teatro Augusteo (Italy)
April 20, 2018 San Paolo- Escaco das Americas (Brasil)
April 21, 2018 Rio de Janeiro
Vivo Rio (Brasil)
April 22, 2018 Puerto Alegre
Bourbon Country (Brasil)
April 23, 2018 Belo Horizonte
Teatro Palacio das Artes (Brasile)
May 03, 2018 Ciudad de Mexico
BlackBerry Hall (Mexico)
May 06, 2018 Gettysburg - Majestic Theater (Usa)
May 12, 2018 Legnano - Teatro Galleria (Italy)



giovedì 28 settembre 2017

ANTONIO GIORGIO Golden Metal – “The Quest For The Inner Glory”, di Andrea Zappaterra


ANTONIO GIORGIO Golden Metal – “The Quest For The Inner Glory”
di Andrea Zappaterra

Album d’esordio del compositore e musicista Antonio Giorgio che vuole essere l’inizio di un nuovo genere musicale (Golden Metal ) attingendo da sonorità metal classiche (heavy metal, power) fuse col progressive: Golden Metal – The Quest For The Inner Glory.
Un compito certo non facile, dove suite per lo più  rockeggianti si alternano a deliziosi spunti melodici di pianoforte o di chitarra classica, ed è il primo brano, Golden Metal,  a definire l’impronta  sonora, un accattivante crescendo ritmico sempre molto sostenuto che fa da sfondo alla voce vagamente diafana di Giorgio.
Segue Lost & Lonely (Desperate Days) dal notevole impatto sonoro e The Vision,  ancestrale e austera, introdotta da un organo quasi sinfonico che lascia spazio ad un bolero drammatico e carico di Pathos.
The Calling, è una melodia introdotta da un pianoforte che sfocia in una tiratissima suite molto ritmata che esalta le capacità virtuosistiche del gruppo per salire di intensità con The Voice Of The Prophet.
The Eternal Rebellion è un piccolo intermezzo che lascia il passo alla ben cadenzata Luminous Demons, una cavalcata heavy/power seguita dalla squisita melodia di chitarra classica di Keeper Of Truth che prelude un tiratissimo Rock/Heavy acido e trascinante.
Poi un piccolo capolavoro, The Reaper, vero e proprio Metal/Prog ben strutturato che richiama sonorità blasonate dell’epoca aurea, e la esoterica atmosfera introdotta da un potente giro di basso alla Chris Squire di Forever We Are One.

Segue Et In Arcadia Ego Suite: Part I -The Quickening (Golden Ages) Part II – Human Gods Part III – The Emerald Table (As Above So Below), un vero e proprio mini Concept Album di oltre 11 minuti all’interno dell’opera intera, e la conclusione con la soave chitarra classica di Luca Gagnoni quasi a sigillare e suggellare il messaggio musicale lanciato in tutto l’album.

Insomma anche se non è tutto Gold ciò che luccica, questo Lp di proporzione epiche si ascolta molto volentieri anche pensando al grande lavoro svolto sia in termini compositivi che lirici dall’autore avellinese (oltre 1 ora di durata) e per il proposito convincente di aprire una nuova strada musicale pur non rompendo definitivamente con gli schemi classici dei generi originanti. 



TRACKLIST
1.Golden Metal
2.Lost & Lonely (Desperate Days)
3.The Vision
4.The Calling
5.The Voice Of The Prophet
6.The Eternal Rebellion
7.Luminous Demons
8.Keeper Of Truth
9.The Reaper
10.Forever We Are One
11.Et In Arcadia Ego Suite: Part I -The Quickening (Golden Ages) Part II – Human Gods Part III – The Emerald Table (As Above So Below)
12.Alone Again

LINE-UP
Antonio Giorgio
Dany All
Giuseppe Lombardo
Nicolò Bernini
Stefano Paolini
Luca Gagnoni
Riccardo Scaramelli
Mattia Bulgarelli
Enrico Di Marco


mercoledì 27 settembre 2017

DAVIDE BERARDI - Fuochi e Fate - live at Joe Black Production, di Angelica Grippa


DAVIDE BERARDI - Fuochi e Fate - live at Joe Black Production
di Angelica Grippa
Joe Black Production

Con immenso orgoglio e implacabile soddisfazione oggi presento un artista infinito, uno di quelli come ce ne sono pochi nel panorama contemporaneo, ma pochi nel corso della storia della musica. Qualità e talento, due doti che Davide Berardi trentaduenne di Taranto non è disposto a lasciare in nessun dettaglio della sua fantastica carriera.
Nel 2016 ha pubblicato il suo terzo album di brani inediti dal titolo “Fuochi e fate”, ma sono stati tantissimi i premi importanti ricevuti in giro per l’Italia sino a questo momento, solo per citare gli ultimi, il disco ha vinto la Targa D’Autore controcorrente “Giorgio Calabrese”, dopo aver ricevuto alla fine del 2016 il premio ‘Professione Taranto’ alla Fiera Internazionale della Music di Erba. Davide non è solo un cantautore pazzesco ma è un’artista a tuttotondo, attore e interprete, appassionato da sempre di Pasolini, Modugno e Gaber ha rappresentato delle formidabili interpretazioni i ogni genere, impreziosendoli con il suo singolare contributo.
Nota importantissima da sottolineare: si è affidato al ‘crowfounding’ per il finanziamento della suo ultimo disco, dobbiamo per questo ringraziare MUSICRAISER che ci permette di ascoltare musica così e che si oppone nettamente ad una mentalità discografica sempre più attenta alle logiche commerciali di mercato e che non si preoccupa di sacrificarne la qualità. Importantissimo è stato anche il sostegno della Cooperativa sociale brindisina “Eridano”, un associazione socio-culturale nata per le persone diversamente abili, a cui sarà devoluto arte del ricavato delle vendite. Quest’incredibile lavoro presenta vari stili e vari contaminazioni, si parte dal pop senza rinunciare a quel folk di matrice popolare tipico dello stile cantautoriale. E’ un album da ascoltare più volte, è piacevole ma impegnato, nove brani inediti dove si intrecciano le storie quotidiane di vita, momenti belli e brutti che si alternano in quella favola che è la vita, notevoli sono le citazioni letterarie e musicali che fanno di questo lavoro un album eccellente sotto ogni punto di vista; in più la cover del brano “La Cura” di Battiato.
E’ una disco carico di riflessioni, usa della metafora dell’altalena per la vita, momenti incoraggianti che si susseguono con quelli più tristi, dopo averli vissuti si fa un mero resoconto, è meglio scendere dalla giostra o fare ancora un altro giro e vivere appieno quest’esistenza, respirando. Sono presenti tutte le tematiche che pervadono la nostra quotidianità, dalla politica all’economia, alla famiglia alla religione sino al tema attuale dei social.



Quella che analizzeremo oggi però è la versione live, ovvero “FUOCHI E FATE- live at Joe Black Production”, di Davide Berardi e la sua formidabile band formata da Umberto Coviello alla chitarra e alla batteria, Antonio Vinci al piano e keyboard, Mino Indraccolo al basso. Il mastering è a cura di Giovanni Orlando, ma ancora in fase di lavorazione. Mentre scorrono i brani parla lo stesso Davide spiegandone i temi… partiamo con “Bruxelles” che analizza il tema delicato di un Europa sempre più divisa, tutti quegli ideali ormai traditi uno ad uno, è amaro questo testo e di denuncia senza ombra di dubbio, “E’ tutto finto in questo grande fratello, parlano di cuore ma a me scoppia il cervello…”, citazione fantastica. “I piedi e gli occhi”, guarda il mondo attraverso gli occhi di un bambino che si accorge della frammentarietà della realtà che gli viene insegnata a scuola, totalmente differente da quella che vede lui; meraviglia delle meraviglie la trama musicale, folk e passione che suonano e ci deliziano. Uno de più belli è “Indescrivibile”, brano che ha vinto la targa per il miglior testo alla settima edizione del premio Bruno Lauzi nel 2014, parla del sentimento più nobile, più potente che esiste, l’amore.
E’ perfetto, costruzione di un brano senza intoppi o difetti, la voce si fa appassionante e dolcissima, fa fatica a descrivere ciò che prova per quanto è grande. “Mi sento una formica” è tanto triste, descrive con una precisione assurda la sensazione che ci assale in quei giorni che affrontiamo impotenti, ci sentiamo inadatti davanti alla realtà e allontaniamo le persone che amiamo per paura di ferirle, da adorare semplicemente. “Povero fesso” analizza uno dei temi più attuali, l’immensa falsità che regna nel mondo virtuale in genere, ma soprattutto sul web, “Il dolore ti fa vero, l’ho capito solo dopo aver sorriso… fingi pure a te stesso, povero fesso”, il songwriting è eccezionale e curato al dettaglio, in molti punti le parole recitate destano l’effetto brividi sulla pelle. Si interroga sul senso della vita in “Roba da Poco”, temi più universali che s’intrecciano a meraviglia, “Qual è l’accordo della vita?… resta un mistero ma è la vita” recita. Il livello non si abbassa mai, in “Sudamerica” la passione travolgente sfiora le vette del cuore, l’interpretazione di Berardi a mio parere è fuori dal comune, mostra le sue doti cantautoriali intrecciate a quelle da interprete eccelso, sicuramente nostalgia e tristezza le fanno da padrone, ma toccano. Ultimo inedito “Supervisionario”, parla come si evince dal titolo di una visione notturna lontana dalla realtà vissuta, uno dei più folkeggianti stile sud, brano ricchissimo e dal sound soft e allegro. Arrangiamento delizioso e ricco di stile per una delle canzoni più belle nella storia della musica italiana, parliamo di “ La Cura” di Battiato, si accosta ad un mostro sacro rispettandone l’originale. Presto in distribuzione sulle principali piattaforme musicali assieme al Videoclip della sessione live che sarà disponibile sul canale You Tube “JBP Music” della Joe Black Production e sul sito dello stesso Davide Berardi. E’ un album ai massimi livelli, no vi è una sola parte in cui è riscontrabile una sola mancanza, non possiamo che inchinarci davanti all’enorme talento pugliese e augurargli tutto il successo che merita. Evviva la musica di qualità italiana, Evviva Davide BERARDI! 

martedì 26 settembre 2017

MENTE CORTA


Hello,
ormai siamo sommersi da cover o tribute band, fenomeno nato alla fine degli anni ‘80 e dilagato in seguito!
Ma già negli anni '70 molti gruppi, non avendo materiale proprio sufficiente per un concerto, attingevano a pezzi di altre band famose. Una su tutti la PFM - dal vivo eseguiva brani dei Jethro Tull e King Crimson, - ma anche i meno famosi Teoremi, e molti altri.
Ma spulciando ho scoperto un gruppo di Livorno,  Mente Corta, che suonavano 5/6 brani dei Jethro Tull, una cover band "ante litteram".
Ebbero il loro momento d'oro nel 1972,suonando in un mega festival, con Formula Tre, Quella vecchia Locanda e New Trolls, il tutto presentato da Renzo Arbore.

La band era formata da:
Sergio Biondi - chitarra
Marco Caluri - batteria
Claudio Barontini - basso
Guglielmo Ferrari - flauto e voce
Antonio Favilla – tastiere


Come tante altre band non riuscirono ad emergere nel panorama pop, poi diventato progressive.
Divennero il gruppo dal vivo di Milva, facendo con lei tour in tutto il mondo.
Claudio Barontini è oggi un affermato fotografo.
…di tutto un Pop
Wazza

(Estratto intevista a Claudio Barontini)

D: Nel 1972 è la volta della Mente Corta. Il tutto coincide con l'esplosione del prog italiano. Vostri cavalli di battaglia le cover dei Jetro Tull... ma anche composizioni firmate da voi stessi.

R: La Mente Corta nacque sulla scia del progetto dei "Clara e i Backhand". L'organista Alfredo e la cantante Clara lasciarono il gruppo ma entrò a farne parte Guglielmo Ferrari voce, flauto e chitarra delle Sfingi. La formazione era quella tipo dei primi Jethro Tull: chitarra, basso, batteria e flauto. Suonavamo "Cross­eyed Mary, "Locomotive Breath", "Living the past", “Bouree" dei Jethro Tull e altri pezzi composti da Sergo Biondi, Guglielmo Ferrari e dal sottoscritto. Per l'occasione ricordo che mi comprai il tanto sospirato "Fender Jazz Bass". 

D: Con la Mente Corta ricordo allo Stadio Comunale di Livorno l'evento del settimanale TV Sorrisi e Canzoni "Estate insieme", presentatori Renzo Arbore e Loretta Goggi. Sul palco insieme a voi i New Trolls e La Vecchia Locanda... una bella soddisfazione.


R: Suonare allo stadio di Livorno con la tribuna gremita fu una bella emozione per tutti. Parenti inclusi. Ricordo in particolare la mia esibizione, l'assolo di basso di Bourèe, con un lungo applauso finale. Ho ancora la pelle d’oca. Renzo Arbore alla fine ci premiò con quattro Telegatti d’argento, all’epoca però non c'era ancora la statuetta ma una medaglia. La settimana dopo uscimmo con un servizio su TV Sorrisi e Canzoni.


lunedì 25 settembre 2017

Nel ricordo di John Bonham



Hello,
se ami il ROCK non puoi non ricordare che il 25 settembre 1980 se ne andava John "Bonzo" Bonham, il "martello" dei Led Zeppelin.
Uno dei più grandi e influenti batteristi del mondo. Una vita fatta di eccessi e alcol a ettolitri, fino a morirne a soli 32 anni!
Nel 1976 si recò ubriaco nel backstage del "Nassau Coliseum" di Long Island durante un concerto dei Deep Purple. Quando notò un microfono libero salì sul palco prima che i roadies potessero fermarlo; il gruppo smise di suonare mentre Bonham urlava al microfono: "Sono John Bonham dei Led Zeppelin e voglio semplicemente annunciarvi che abbiamo un nuovo album in uscita: si chiama “Presence” e, cazzo, è fantastico!".


Prima di andarsene si voltò verso il chitarrista dei Deep Purple e lo insultò dicendo: "E per quanto riguarda Tommy Bolin, non sa suonare una merda!".
Ma questi suoi eccessi non scalfiscono minimamente la sua leggenda, la storia di grande innovatore, sapeva passare dal suono duro e potente, a quello raffinato e melodico. Impossibile continuare senza di lui!
per non dimenticare

Wazza




sabato 23 settembre 2017

"Heroes" compie 40 anni

 "We can be heroes, just for one day"

Hello,
compie 40 anni "Heroes" di David Bowie, uscito il 23 settembre 1977...
A mio modesto parere il suo capolavoro. Bowie stava uscendo da un brutto periodo della sua vita, alcol e droga lo stavano trascinando in una tremenda crisi esistenziale e compositiva. Lasciò Los Angeles e si trasferì nella grigia Berlino, aiutato dall'amico Brian Eno - con il quale compose la musica - e da quel "genio" di Robert Fripp, che si inventò quel suono di chitarra, che rende il brano "Heroes" unico!


Un album che non deve mancare in una "discoteca" che si rispetti.
…di tutto un Pop
Wazza

 In studio con Fripp e Eno

Alcuni artisti "influenzati" da Heroes

·         I Blondie suonavano spesso la canzone dal vivo nel corso del 1980.[ La loro versione, incisa in studio, uscì come singolo in Germania,e successivamente venne inserita come bonus track nella ristampa del 2001 dell'album Eat to the Beat e nella compilation Blonde and Beyond.
·         Nel 1981, Nico pubblicò una versione della canzone sul suo album Drama of Exile.
·         I Tv on the Radio sull'album benefico del 2009 War Child Presents Heroes.
·         Una porzione del brano è contenuto nell'Elephant Love Medley eseguito da Nicole Kidman e Ewan McGregor nel film del 2001 Moulin Rouge!.
·         I Tangerine Dream, reinterpretarono il brano sul loro album di cover del 2010 Under Cover - Chapter One.
·         I Wallflowers, band di Jakob Dylan (figlio di Bob Dylan), incisero la loro versione di "Heroes" per la colonna sonora del film Godzilla.
·         Gli Oasis incisero una cover della canzone inserendola come b-side del loro singolo D'You Know What I Mean?.
·         Nel 2012, gli Amaral (gruppo musicale spagnolo) hanno incorporato la loro versione del brano all'interno della loro canzone Revolución durante il tour promozionale dell'album Hacia Lo Salvaje.[15]
·         Nel 2012, gli attori e musicisti Darren Criss e Chord Overstreet ne realizzano una cover cantata dai loro personaggi Blaine Anderson e Sam Evans nel settimo episodio della quarta stagione della serie Glee.
·         Nel 2012, ai XX Giochi Olimpici di Londra, la canzone ha accompagnato la squadra britannica al loro ingresso.
·         La cantante tedesca Nena reinterpretò il brano di Bowie in tedesco sul suo album Cover Me (2007).
·         Peter Gabriel nel suo album di cover orchestrali Scratch My Back del 2010.
·         Gianluigi Cavallo, ex cantante dei Litfiba, come singolo (con tanto di video) di rientro nelle scene musicali nel 2014.
·         Mango nel disco L'amore è invisibile del 2014.
·         Ozark Henry nel 2015 con il titolo We Can Be Heroes[16]
·         Joe Elliott dei Def Leppard ha accennato alcuni versi del brano nel finale di Hysteria durante alcuni concerti come omaggio a Bowie nel 2016
·         Nel 2016 i King Crimson hanno eseguito il brano dal vivo, includendone una versione nell'EP omonimo uscito nel 2017.
·         Nel 2017 i Depeche Mode, eseguirono "Heroes" nelle tappe del "Global Spirit Tour", in Europa, in omaggio al Duca Bianco.
·         Nel 2017 i Postmodern Jukebox hanno realizzato una cover del brano con la collaborazione della cantante statunitense Nicole Atkins.


 Photo session per la copertina