venerdì 2 giugno 2017

ELECTRIC SWAN – “Windblown”, di Andrea Pintelli


ELECTRIC SWAN – “Windblown”
Black Widow Records
di Andrea Pintelli

Finalmente. Per diversi motivi, s’intende. Perché cinque anni sono lunghi, se si contano a mesi. Perché c’è chi la qualità la mette prima di tutto. Perché si rende lampante il concetto che alcune persone, con l’avanzare dell’età, migliorano. Perché c’è la conferma che entro i confini nazionali vive chi è capace di elevarsi ben oltre certi blasonati mestieranti esteri. Perché tutta la ricchezza della bellezza la fa entrare in un solo disco, senza orpelli inutili. Questi sono gli Electric Swan, band nata nel 2008 come solo-project di Lucio Calegari (fondatore degli indimenticabili Wicked Minds, band piacentina che ha saputo mixare hard rock, psych, blues e prog con ottimi risultati) e arrivata nel 2017 con grandissimo slancio creativo, tanto da pubblicare il terzo lavoro dal titolo “Windblown” (il secondo “Swirl in Gravity” risale al 2012).
Il gruppo, dopo alcuni cambi di “personale”, è ora stabilmente composto dal leader “Swan”, sopracitato, chitarra e voce, Monica Sardella alla voce, Vincenzo Ferrari al basso e Alessandro Fantasia alla batteria. Rimando la storia completa del gruppo, e relativa intervista, all’articolo che uscirà sul prossimo MAT2020. In questa occasione ci si vuole concentrare sulle undici gemme (più una bonus track) che compongono “Windblown”.
Cry your eyes out”, primo singolo estratto, apre le danze di questo caldissimo lavoro, e lo fa in modo “misuratamente deflagrante”: quasi in sordina per “presentarsi”, poi con un wah-wah impossibile da dimenticare, Swan ci fa subito capire in che labirinto di decisi e amabili suoni siamo piacevolmente finiti; l’incipit si fa spazio da sé, seguito da una (qui e ora) batteria-pochi-colpi-e-giusti, basso pieno, e voce suadente che sfocia in un inciso degno di nota, molto carico, per poi estendersi in un assolo pieno di pathos e forza d’urto.
Face to face”, secondo singolo estratto, potrebbe, anzi è un singolo che qualsiasi radio dovrebbe programmare, ma quotidianamente; in ogni sua parte non ha meno di quello che si vorrebbe ascoltare da una canzone che, mi si passi il termine, ti fa godere, e tanto; trattasi di un brano pressoché perfetto, rock, blues, e pop quanto basta. Ha un lirismo che ti abbraccia, possiede quel potere che ti fa cantare l’anima insieme ad esso. Grazie ad esso. Siamo in vetta, ragazzi. Vorreste scendere dopo esserci arrivati? Nemmeno per idea, e infatti i nostri con “Bad mood”, ci fanno restare lì, con un brano più hard dei due precedenti, chitarra insistente su un giro ad effetto, meravigliosamente insistente, con Monica a condurci attraverso quest’esperienza, strana a tratti, specialmente nei bridge usati per cucire vari momenti diversi ma “fratelli”, con la chitarra che dialoga continuamente con la gioia delle nostre orecchie.


Leaves” parte in quinta, forse in sesta! Rockeggiante all’ennesima potenza, solidità ed espressione di una band assolutamente matura dei propri mezzi e della “botta” che ti dà ad ogni ascolto; la parte centrale è giustamente riflessiva, una sensazione di calma apparente ti percuote, come il basso che qui la fa da padrone, con un assolo centrato sia nell’essenza, che nel tracciato, per poi lasciare strada al ritorno del ritmo, incalzante, dove Monica, prima del guitar solo finale, si lascia andare ad un acuto da pelle d’oca.
Losin’ time”, blueseggiante fino al midollo, ci fa comunque tanto battere il piede, quanto il cuore, perché c’è lui prima di tutto. L’intreccio continuo fra chitarra e voce si eleva fino all’azzurro, e mette le ali a chi, chiudendo gli occhi, vuole arrivarci. E’ anche un mezzo che ci promette di condurci altrove, sta a noi coglierlo nel suo vero significato. Una sfida, quindi. Ma una bella sfida. Ci fa correre nei cieli, con un’accelerazione che lo fa diventare un momento che speri non finisca mai. Da sottolineare il gran lavoro del potente drummer.
Sin’s a good man’s brother”, cover dei granitici Grand Funk Railroad, ha tutto il merito di essere stata scelta dai nostri per essere incastonata fra le loro songs. Non poteva che essere lei, e lì, in questo disco. Gli Electric Swan ne danno un’interpretazione da brividi, che non ha nulla da invidiare all’originale, avendo loro una freschezza d’approccio e una determinazione in quel che fanno che in pochissimi possono vantare; queste qualità si sentono con molta chiarezza. E gioia.
Beautiful bastard” è quel che non ti aspetti. Funky (già, proprio così) con fraseggi psych, rocking moments con sogni lunghi un levare, ma in modo talmente creativo, che questi ritmi vengono presi e ripresi da Lucio, per giocarci, modellandoli a suo piacimento, tanto da inserirci il sax jazzato di Sergio Battaglia, che sembra arrivato da un altro pianeta (leggasi ambito musicale), ma che si pone con grazia al servizio dei nostri. Questo brano strumentale non lascia spazio a dubbi: c’è una maturazione dell’idea che lascia stupefatti, evoluzione allo stato puro, progressione nel proprio cammino musicale. Volete vincere? Ascoltatela tre volte di fila. Come essere attraversati da un fiume, ma di note penetranti e soavi.
Carried by the wind” riparte dall’hard, un mid-tempo dove la coesione è l’arma vincente per proseguire nell’ascolto di questo bellissimo disco. E dove Swan ci regala un altro dei suoi infinitamente eccitanti assoli.
Here is nowhere” parte con l’immaginifico flauto di Samuele Tesori (secondo ospite), che si fa incalzare da Monica, sempre più florilegio di significati e conscia della propria potenza stilistica (di una voce così ci si innamora, senza se e senza ma). Questa stupenda ballad arriva al momento giusto per farci sedere e riflettere, non per guardarci indietro ma per ammirare fin dove può arrivare la creatività delle persone. Se Lucio è l’autore delle grandissime e altissime musiche, Monica è l’autrice dei profondi e ammirevoli testi, finalmente i suoi testi, e tutto ciò si sente, si capta, dall’intensità delle sue interpretazioni, nitidi attimi di bellezza. Questi sono regali. Quindi si può solo che dire grazie.
Paolo “Apollo” Negri, ex membro della band e qui in veste di ospite, introduce col suo (davvero) magico Hammond “If I’m luck I might get picked up”, cover di Betty Davis, super hot song, sia nella versione originale della moglie di Miles, sia in quella dei nostri, che ancora una volta sorprendono per scelta di soluzioni stilistiche, che per favolose mosse all’interno del brano stesso, proponendone un arrangiamento da brividi. Blues, tanto, fa da contraltare ad una marea psichedelica che qui ci travolge, riempiendo le nostre orecchie di colori accesi e perenni. Mai domi, ora si divertono a portarci in un vortice di suoni, lasciarci trascinare dalla loro corrente, per poi farci uscire con la sensazione che di pezzi così non se può mai avere abbastanza.
Il lavoro si chiude con la breve strumentale “Windblown”, un delicato fraseggio di sola chitarra, quasi una carezza, sicuramente un biglietto firmato appeso alla nostra memoria, la quale non potrà scordarsi tanto facilmente di un disco talmente importante. Ed esportabile. Assolutamente.
Bonus track è la “Midnight” dei T. Rex, che troverà posto anche nell’imminente tribute cd della Black Widow Records (gloria sempre), dedicato alle figure degli immensi Bowie e Bolan, creatori del movimento Glam. Ma qui ci sono gli Electric Swan, che prendono spunto da questa indimenticabile canzone per fare loro stessi, col piglio di chi sa di essere bravo, senza ostentarlo. Chapeau.
Da sottolineare la splendida copertina, ad effetto, creata da Sasha Montiljo, opera dal titolo “Nihil”, con la quale è ben raffigurata l’essenza di questo meraviglioso disco.

Averne di artisti così…





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