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venerdì 30 settembre 2016

Biosound-“Stagioni”, di Athos Enrile

Esce domani, 1 ottobre, il nuovo l’EP “Stagioni”, dei genovesi Biosound.
La chiacchierata tra noi ha fatto emergere spontaneamente, e nei dettagli, la parte oggettiva del disco, unitamente agli intenti del progetto, lasciando così scoprire il motivo per cui, ad esempio, si è scelto la corta durata, i risvolti della line up, i contenuti lirico/musicali e gli intendimenti futuri.
Non resta che aggiungere il mood che mi ha provocato l’ascolto, un rapido susseguirsi di momenti differenti tra loro, a giustificare il titolo e la voglia di alternare attimi di vita contrastanti.
Appare palese il DNA rock (e conoscere personalmente uno dei componenti della band rafforza la mia impressione!), ma è altrettanto evidente lo sforzo - ma forse mi sbaglio, viene tutto naturale - di dare una colorazione melodica e un sapore di stampo vintage.
E i Biosound ci riescono in pieno, con la voce caratterizzante del lead vocalist Andrea Maghelli che riporta ad epoche lontane, a mio giudizio tipicamente italiane, in voga soprattutto all’arrivo del beat nel nostro paese.
Sempre rimanendo sul feeling indotto, brani come “Cosa resterà di noi”, e “Francesca” provocano la partenza di un film in bianco e nero, fatto di biciclette e televisori a valvole… aggiungi rock e melodia ed ecco nascere brani piacevoli e tutto sommato nuovi, di sicura presa immediata, quei motivi che ti entrano dentro e fai fatica a dimenticare.
Anche i rockettari hanno un anima - e io sono tra questi! - e quando la voglia di ritmo e melodie d’oltremanica si sposano alle armonie di casa nostra, può capitare che una lacrimuccia scenda in modo naturale, almeno per quelli come me che hanno vissuto un’epoca musicale ormai datata.
L’EP è stato anticipato dal video della già citata “Francesca” -  che propongo a fine articolo -che vede la partecipazione della cantante genovese Elisabetta Rondanina, ed è accompagnato da un video realizzato dal regista Emanuele Sorrentino che, sullo sfondo del porto e della antica Lanterna di Genova, disegna la protagonista della canzone, interpretata da Katia Gangale di RGB Produzioni.

Bravi ragazzi!


L’INTERVISTA

Chi sono i Biosound? Possibile sintetizzarne la storia e l’evoluzione?

I Biosound sono una band di Genova, che fa musica originale, caratterizzata da un sound pop rock, con sfumature vintage, e testi in italiano. Gli inediti sono accompagnati da un repertorio di cover classic rock britanniche e americane. Il sound delle cover e dei pezzi originali è omogeneo, per dare all'ascoltatore l'idea di assistere ad uno spettacolo uniforme e coerente nelle sonorità.
Il primo nucleo della band, composto da me, Stefano, e Andrea, nasce nel settembre 2012. Nel 2013, la band suona 15 concerti tra Genova e la Toscana, per promuovere l'inedito “Le Rose All'Alba”. Nel 2014 esce il primo EP autoprodotto “Di Versi”, a cui seguono 22 date in Liguria, Piemonte, e una al Belushi's di Londra nel febbraio 2015. Il singolo dell'Ep “Sguardi Veri” è accompagnato da un video, girato da Emanuele Sorrentino, e la canzone viene positivamente recensita dal mensile Classic Rock.
Il 1° ottobre 2016 viene pubblicato il nuovo EP “Stagioni”, accompagnato dal video del singolo “Francesca”, girato, ancora, da Emanuele Sorrentino.

Chi fa parte del team “Biosound”?

I Biosound sono: Andrea “Principe” Maghelli (voce), Francesca Bambara (voce), Antonio “Tony” Pellegrini (chitarra), Luca “Lucky Luke” Andrenacci (basso), Stefano “Steve Drummer” Pastorino (batteria) e Piero “Mr Fader” Desirello, il fonico.

Sta per uscire il vostro EP: che cosa contiene, sia dal punto di vista musicale che da quello delle liriche?

Stagioni” contiene quattro pezzi originali, scritti, arrangiati, e prodotti dalla band. I testi sono in lingua italiana, e raccontano emozioni, esperienze, e talvolta disegnano personaggi. Le musiche, fresche ma con sfumature vintage, sottolineano le rappresentazioni dei testi, con lo scopo di coinvolgere emotivamente l'ascoltatore. 

Perché la scelta di un mini album rispetto alla lunga distanza?

Crediamo che nell'epoca in cui viviamo, caratterizzata dal veloce flusso di informazioni della rete, specialmente tramite i moderni smartphone, non ci sia più, per molti, il tempo e la voglia di ascoltare un disco completo dall'inizio alla fine, ma che sia più facile essere interessati da un buon singolo, magari accompagnato da un video coinvolgente. L'EP  consente a noi di essere realizzato senza interrompere i concerti, ma ci dà la possibilità di avere un prodotto, che, per quanto sintetico, possa rappresentare quello che siamo nel momento in cui viene registrato.

Da dove nasce il titolo, “Stagioni”?

Il titolo vuole evidenziare le differenze di atmosfera tra i quattro brani, come se ognuno di essi potesse rappresentare una diversa stagione dell’anno. Si parte con il pop-rock di “Cosa resterà di noi”, passando al ballad-style del singolo “Francesca”, fino al pop-punk di “Spaccaband”, per concludere con una canzone dalle classiche atmosfere pop come “L’amore e la fine”.

L’album è stato anticipato dall’uscita del video “Francesca”: quanto è importante per voi l’aspetto visual per arrivare al pubblico?

L'aspetto visual è fondamentale. La parte più efficace della comunicazione è l'immagine. Il video aumenta le potenzialità della canzone, suggerendo ulteriori significati, che, insieme alla musica, concorrono nel far provare emozioni all'ascoltare.

Come pubblicizzerete il disco? Sono previste tappe live?

Il disco verrà promosso specialmente tramite i concerti, e con alcune interviste.
Il nuovo “Stagioni Tour” è partito dallo SteakBurger Gourmet di Massa il 24 settembre. A seguire, la band si esibirà in tre concerti a Genova: al Rombo Nord il 1° ottobre, al 7 Note il 15 ottobre, e al “Naim Open Mic” presso il Liggia Pub il 16 ottobre; per poi proseguire con altre date fuori Genova.

In che formato verrà rilasciato “Stagioni”?

Stagioni” sarà in tutti gli store digitali a partire dal 1° ottobre. Inoltre, il disco sarà presente in formato fisico ai concerti della band, e in alcuni negozi che verranno segnalati sulla pagina facebook del gruppo.

Come definireste la vostra musica, se si volesse cercare un modo per etichettarla?

La definizione più scontata è Vintage Pop Rock. Personalmente, mi piace definirla “in divenire”.

Cosa c’è dietro l’angolo nel mondo musicale dei Biosound?

Dietro l'angolo, nel mondo Biosound, c'è l'ingresso della cantante Francesca, che affiancherà Andrea, a partire dal live del 1° ottobre. Mentre esce “Stagioni”, abbiamo già pronte nuove canzoni, con sonorità differenti e fortemente connotate dalla partecipazione di Francesca.


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Andrea Maghelli - 329 30914 89

giovedì 29 settembre 2016

“Un’Estate fa, o poco più”: Gianni Lenoci - Enzo Lanzo, di Claudio Milano


“Un’Estate fa, o poco più”
Gianni Lenoci – Enzo Lanzo: gli Architetti Bevitori d'Assenzio
di Claudio Milano

Ad animare la scorsa estate, non solo di intrattenimenti o di salotti per pseudo-intellettuali a caccia di avventure nella nuova meta del turismo sessuale, il Salento,“Dweto” è stata la Rassegna musicale, consegnata dalla direzione artistica di Enzo Lanzo, ad un pubblico di avventori del linguaggio della musica di confine, nella cornice del suggestivo Jazz Club Quattro Venti, a Fragagnano (TA). Duetti, appunto, per quanto l'assonanza del nome della rassegna, abbia giocato sul tema della primordialità degli spiriti delle culture animiste africane, che come fantasmi, si affacciano alle nostre coscienze, nelle cronache di naufragi. Incontri musicali, nati da progettualità, che hanno avuto l'estro percussivo di Lanzo, presente in ciascun momento performativo, come comune denominatore e che andrà a definire un album, con le incisioni più significative, tratte dalle singole esibizioni, che han visto alternarsi, in singoli eventi, Gaetano Partipilo, Roberto Ottaviano, Mirko Signorile e per chiudere, Gianni Lenoci. Un articolo assai meditato questo, per lasciar spazio anche ad ascolti protratti delle produzioni discografiche dei due musicisti di cui, di seguito, si parlerà in sintesi. Ma anche un articolo che ha consapevolezza di come la musica di cui racconterò, non senza emozione, non abbia fretta. E’ già oltre.

E' della serata, del 14 Giugno 2015, che parlerò, considerandola spunto per tratteggiare i profili dei due protagonisti, compositori e performer, che da almeno due decenni, contribuiscono a ridefinire un linguaggio musicale, che dal jazz parte, ma che altrove giunge, interrogando alle radici il “parlar di nuova musica e il farla concretamente”.

Lenoci, è titolare della cattedra jazz presso il Conservatorio di Monopoli. Profondamente legato al valore dell’evoluzione della musica e non alla tradizione, Gianni, è profondo studioso dei percorsi di Lacy, Morton Feldman, di Cage (eccezionali in materia, le due produzioni incise per la Amirani di Gianni Mimmo, la seconda a compendio della funambolica e sensibile Nuova Vocalità di Stefano Luigi Mangia), della musica classica che viene prodotta oggi, quando per oggi, s’intende, Settembre 2016. Nella sua musica, c’è l’ascendenza più diretta del legame tra musica, poesia e vita come forma d’arte, che da Skrjabin in poi, ha trovato percorsi, solo apparentemente laterali alla percezione della forma, che si sarebbe sfaldata, più che nel serialismo, o nella rigida quanto drammatica, numerologia dodecafonica, nel puntillismo pittorico di Mark Tobey e che in musica, avrebbe raggiunto deflagrazione in Coleman, Ayler, Coxhill. Non solo, è vicino alla scena più progettuale del jazz nordeuropeo, che da Nate Wooley, Nels Cline, Kamasi Washington, Elliott Sharp, il compianto Derek Bailey, passa per Mats Gustafsson, FIRE! Orchestra, Colin Stetson e il sempiterno Brotzmann. E’ invece di quanto di più distante possibile, dal pianismo jazz popolare d’ascendenza post-moderna (Bollani, l’ultimo Signorile, Mehldau, Craine), quanto dal neo-tribalismo bartokiano di Virelles. Un intellettuale del jazz dunque? Niente di più falso. La sua musica, fatta di nebulose, tasti d’avorio appena accarezzati in cascate luminescenti, che trovano completa autonomia rispetto al pianismo torrenziale di Cecil Taylor, corde nella cassa pizzicate, come nel suonare un’arpa a pedali, s’accende di una passione senza eguali, generando vortici percettivi che in un parallelo di pensiero associativo, neanche Turner, nei suoi gorghi di pigmento, ha rivelato.


Di contro, Lanzo, batterista dalla tavolozza assai ampia di sfumature, ha fatto della vitalità afroamericana più pura il suo racconto a fuoco. Dalla tradizione e il metodo, il batterista pugliese, si è spostato alla geometria kandinskyana, nella felicissima e matura scrittura per fiati di Boastful Speeches, secondo album solista e autentico capolavoro di nuovo jazz, seguito, all’eccezionale esordio Rondonella, che dalla sanguigna tradizione popolare musicale e verbale dei racconti (“li cunti”), dell’entroterra tarantino, approdava al free jazz e all’astrattismo jazz, per ensemble composto da strumenti tradizionali e auto-costruiti. Nulla è mancato al percorso di Lanzo, il rock, il ricordo dell’esperienza Rock in Opposition (ben espresso nell’album Tonante.Piango, che dal ricordo anarcoide dei ’70 trae linfa) e della scena canterburiana, la fusion, il grande amore per Paul Motian, per la mediterraneità più pura (lontana comunque da particolari interessi per la scuola sudamericana), come per i maestri est europei, neanche una fortunatissima e lunga collaborazione con Larry Franco, che dallo swing ha mosso i suoi passi. Il jazz di Lanzo è energia, sorriso, gioco serio e mai serioso, ma, come nella scrittura e nel metodo performativo di Lenoci, non deraglia mai nel fine a sé stesso, nel caos, che tante produzioni di Setola di Maiale, Improvvisatore Involontario, El Gallo Rojo, hanno dispensato nell’ultima decade. E’ sempre presente una progettualità, ben espressa, tra l’altro, nel suo trattato La Poliritmia nel Jazz.




Lo scenario:
Più che un'osteria, come Quattro Venti si autotitola, il luogo che accoglie l'evento, già  memore della presenza del migliore panorama jazz italiano, teatro e musiche altre, ha il sapore, gli odori, i modi, di un'antica locanda. A contribuire, l'espressionismo pittorico su muri e tele, ad opera di Chiara Chiloiro, autentica trasposizione in chiave cromatico-materica del “sentire” free  jazz e le visionarie tavole ad inchiostro, dal sapore street-pop di Damiano Todaro. Stampe di Escher, accoglienza, buon cibo, vino e birra, preparano al meglio.

Il concerto:
Dedicata alla recente scomparsa di Ornette Coleman, la scaletta si apre con Black and Blue di Fats Waller. Guida affidata a Lenoci. Chiara la capacità di definire geometrie che spaziano dal linguaggio jazz più tradizionale ad una dimensione assai eterea, dove il riferimento tonale diviene più vago. A seguire, Deadline (Lacy), uno dei momenti più alti dell’esibizione. Si esprime la volontà di creare una musica profondamente “bella”. Via via, il linguaggio free prende il sopravvento e ci si avvicina ad un flusso che ha familiarità con la musique concrete e l’astrattismo informale di Pollock. Lenoci illustra territori che raggiungono davvero il parossismo tecnico/armonico, ben sposati ad un Lanzo ispiratissimo, nella gestione di dinamiche camaleontiche. Dissoluzioni formali astratte, si ricompongono in un mosaico dalla leggibilità melodica immediata, che non rinunciano neanche ad un uso percussivo di tasti e pelli, di più diretta chiave afroamericana. C’è tanta poesia in questa interazione, epidermica, che eccita per alterità. Non solo Coleman, ma Schoenberg, Messiaen, condotti alle propaggini più subliminali, del “sentire e generare” suono. La sequenza Angel Eyes/Lonely Woman, apre ad una forma atonale ampiamente esibita, con altrettanto furore percussivo, ma si scioglie in breve in una astratta forma con cadenze blues, per mutare ancora in un delicatissimo romanticismo dal forte impatto emozionale. Lanzo dispensa energie con una ricchezza e varietà timbriche (e di accenti), davvero apprezzabile. L’essenza, ora meditativa del pezzo, si spegne gradualmente in soluzioni armoniche più parche di trascolorazioni, accendendosi, in ritmiche che tornano a dare fuoco. Lenoci disegna ragnatele impervie di suono, pari a schegge d’eruzione emotiva. “L’arte dell’elasticità dell’intervallo”, la si potrebbe definire. Nell’alternanza di tempo e spazio sonico, il semitono diviene sempre più vago e si percepisce pulviscolo. Nulla a che vedere con microtonalità e Oriente. E’ nuova mitteleuropa. E’ grande il disegno interiore appresso a questo flusso, che torna a definire una cosa, che è, certo, storia, ma che si sta perdendo appresso a necessità di consenso e auto-referenzialità: “jazz è auto-consapevolezza che diviene libertà”. Per carità, ogni genere ha avuto i suoi eroi, con un carico appresso di manifestazione di “bravura”, ma più il tempo passa, più le opere jazz che rimangono nella memoria collettiva, sono i grandi affreschi, dove è un disegno comune a definire i tratti di una bellezza che non cede passo al trascorrere dei decenni. Il percorso di note e pulsioni, torna a raccogliersi reptineo, nel definire una poesia melodica conclusiva, davvero struggente. Snake Out (Waldrom), è invece essenza del ritmo che incontra le estremizzazioni più improbabili del fraseggio su tastiera. Una medusa che si sfrangia, seminando ovunque propaggini di sé. Lenoci ritesse metempsicosi, dando lezione di istant composing lontana da stasi alcuna. Lanzo lo sostiene, disegnando contrappunti di una bellezza assai vicina all’arte orientale (che qui, ora, fa capolino) di produrre alternanza tra suono, tocco/colore e misuratissimi silenzi. Il furore che nasce dalle accensioni percussive, è pari a quello di benzina lanciata su petali di fiori, a disegnare sadicamente, contorni appresso alla luce del sole. La padronanza di linguaggio del pianista pugliese è pari a quella di un ago di bilancia. Ida Lupino (Carla Bley), ritorna a dar timone allo strumento di cui la Bley è stata ed è, gigante. Il romanticismo in cui Lenoci affoga la poetica dell’artista statunitense, è pregno di vita, umori, presenza, consapevolezza della precarietà dell’essere. Non è un caso, che io abbia parlato in precedenza di mitteleuropa. Profondità sondabilissima a fior di pelle e stilettate. Pensoso e crudo, quanto creato in questo brano, non ha possibilità di essere raccolto in parole, E’ Il senso di tensione ammutolisce lo sparuto pubblico, che non appare molto avvezzo a queste dinamiche, segue con attenzione, ma pare non cogliere altro se non la manifestazione più tecnica del percorso, come ad aspettare la classica alternanza di soli, in dialoghi che qui, invece, sono giunti. Un racconto del sé senza mestiere esibito, o cadute di tono, dunque. Vita che non accetta intrattenimento. Lanzo, lascia che tutto scorra, per rientrare con maestria, nella sezione conclusiva. Da vedere, oltre che da ascoltare, per cogliere segreti nascosti tra smorfie, rughe, sorrisi, riflessi. In breve, l’arte di Lenoci, indaga il piano con un fare che attraversa massimalismo e minimalismo all’occorrenza, impiegando ciò che è utile al momento, un fare “contemporaneo”, che nulla ha a che spartire con i retaggi post-modernisti, in voga più che mai, nel citazionismo pianistico di blasonati danzatori dei tasti d’avorio fratelli in musica della Transavanguardia. E’ come se John Zorn rimanesse comunque e senza possibilità di deviazione, il faro a cui volgersi per dichiararsi “nuovi” (per quanto tempo ancora, si continueranno a chiamare i The Necks, band post-rock?), quando, oggettivamente, molto è cambiato nel giro di pochi anni, tutti se ne sono accorti, ma si è nell’attesa di uno scatto di lancetta, da secolarismo integralista, che più nobile rende percorsi come la classica contemporanea e, qui in questione, il verbo jazzistico. Questa sera, per grazia ricevuta, solo integrazione organica al moto emotivo. Ci si avvia alla conclusione del viaggio e lo si fa con una tensione “altra”. Dare è importante su un palco, ma lo è altrettanto ricevere e il risultato di una performance è comunque, figlio del legame col pubblico. Palco è sempre arena e da quella di questa sera, se ne vien fuori in modo memorabile, ma per chi ha accolto. Ora è tempo di qualche concessione. Curiosamente, questo “accordo”, arriva con un pezzo di Coleman, Latin Genetics. Pianoforte pizzicato, cassa percossa. Lanzo invece, tramuta con leggerezza, una batteria in un coro di percussioni africane, imbevute di memorie europee. C’è una grazia intellegibile, forse ricercata, ma godibile. L’intera esecuzione si articola su un ostinato, che lentamente va a spegnersi, senza trovare un centro energetico nel mezzo. Maestria, con qualche cenno di stanchezza, che incontra però, felice accoglienza del pubblico. La richiesta del bis, vede una All the Things you are, dall’eccellente interplay, ma con un‘urgenza espressiva, anche in termini di cronometro, di porre un ultimo accento, gradevole, al concerto più bello del 2015, a cui mi sia stata data l’opportunità di essere presente.

Claudio Milano
Settembre 2016

Rassegna “Dweto”
Quarto incontro, 14 Giugno 2015
Enzo Lanzo: batteria, percussioni
Gianni Lenoci: pianoforte
Osteria Jazz Club “Quattro Venti”, Fragagnano (TA): http://osteriaquattroventi.blogspot.it/

Setlist:
Black and Blue
Deadline
Angel Eyes/Lonely Woman
Snake Out
Ida Lupino
Latin Genetics

encore:
All the Things you are

Links:

Enzo Lanzo:

Gianni Lenoci:



mercoledì 28 settembre 2016

TOUR DATES 28 SETTEMBRE – 04 OTTOBRE 2016, di Zia Ross

TOUR DATES 28 SETTEMBRE – 04 OTTOBRE 2016


Un’altra settimana di concerti con ben due festival e il ritorno...  del Banco...


Mercoledì 28/09
NOF CLUB ‑ Borgo San Frediano 17 R ‑ FIRENZE (FI)
FINISTER
Giovane band fiorentina nata nel 2012 e con all’attivo un EP, “Nothing Is Real” (2012), e un album, “Suburbs Of Mind” (2015), oltre a una lunga serie di concerti alle spalle.
Ingresso gratuito
Inizio concerto ore 22

DYNAMO LA VELOSTAZIONE ‑ Via Dell'Indipendenza, 71/Z ‑ BOLOGNA (BO)
MARBLE HOUSE
info: 051/19900462 ‑ https://dynamo.bo.it
Raccontare, interpretare, sognare, realizzare. Marble House mira a portare in scena storie in musica, attraverso esplosioni sonore e melodie melancoliche, il tutto contornato da liriche romantiche e cambi di tempo frenetici quanto imprevedibili.
Nella stessa serata si esibiranno anche altre band.


Dal 28 settembre al 02 ottobre

PLANET LIVE CLUB ‑ Via Del Commercio, 36 ‑ ROMA (RM)
PROGRESSIVAMENTE FREE FESTIVAL:
IL BACIO DELLA MEDUSA ‑ INGRANAGGI DELLA VALLE ‑ UBI MAIOR – SYNDONE ‑ MAD FELLAZ ‑ BAROCK PROJECT ‑ METAMORFOSI ‑ JENNY SORRENTI DEI SAINT JUST ‑ LA FABBRICA DELL'ASSOLUTO ‑ VITTORIO NOCENZI, GIANNI NOCENZI, PIERLUIGI CALDERONI, ALESSANDRO PAPOTTO & MASSIMO ALVITI, FILIPPO MARCHEGGIANI, AQUATARKUS
info: http://www.planetliveclub.com ‑ 06 5747826
Dal 28 settembre al 2 ottobre 24esima edizione del PROGRESSIVAMENTE Free Festival, al Planet Live Club di via del Commercio 36, 00154 Roma. La malattia di Davide Pistoni, tastierista del Rovescio della Medaglia, ha fatto rinviare il concerto del Rovescio, la band sarà sostituita da La Fabbrica dell'Assoluto... Backline a cura di Cherubini Strumenti Musicali Roma... il supporto tecnico dei Festival Romani degli anni 70: Caracalla, Villa Pamphili, Foro Italiaco Avanguardia e nuove tendenze, Villa Borghese...
mer. 28/09 ‑ IL BACIO DELLA MEDUSA ‑ INGRANAGGI DELLA VALLE
gio. 29/09 ‑ UBI MAIOR – SYNDONE
ven. 30/09 ‑ MAD FELLAZ ‑ BAROCK PROJECT
sab. 01/10 ‑ METAMORFOSI ‑ JENNY SORRENTI DEI SAINT JUST ‑ LA FABBRICA DELL'ASSOLUTO
dom. 02/10 ‑ VITTORIO NOCENZI, GIANNI NOCENZI, PIERLUIGI CALDERONI, ALESSANDRO PAPOTTO & MASSIMO ALVITI, FILIPPO MARCHEGGIANI, AQUATARKUS


Giovedì 29/09

PIAZZA DEL POPOLO ‑ ROMA (RM)
ROSSO VIVO ‑ CONCERTO PER I 110 ANNI DELLA CGIL:
FABRIZIO MORO, MODENA CITY RAMBLERS, ENZO AVITABILE E ALTRI
info: www.cgil.it
Il cantautore romano, la band combat folk, il sassofonista partenopeo, Paolo Hendel, Med Free Orkestra e Leo Pari, Andrea Perroni: sono questi gli ospiti che il prossimo 29 settembre si alterneranno sul palco di Piazza del Popolo, a Roma, per l'evento dedicato ai 110 anni della CGIL. La festa comincerà alle 17.30, con la conduzione di Natasha Lusenti, già voce di Radio2. Il coordinamento artistico e organizzativo dell'evento è curato da iCompany: l'evento sarà trasmesso in diretta streaming sui canali YouTube di iCompany e CGIL.


Dal 29 settembre al 01 ottobre

BLUE NOTE ‑ Via Borsieri, 37 ‑ Q.Re Isola ‑ MILANO (MI)
SARAH JANE MORRIS, ANTONIO FORCIONE
Ore 21.00 ‑ Ore 23.00


Venerdì 30/09

FOSCHIATTI SPRIZ CAFÉ ‑ Piazzale Foschiatti ‑ MUGGIA (TS)
DÉMODÉ @ NOTTE BIANCA
Démodé, ovvero una piccola orchestra tascabile. Clarinetto, violino, sassofono, pianoforte basso e batteria. Una band che arriva dalla provincia (Udine, Friuli Venezia Giulia) e suona musica strumentale che spazia tra crossover, nu jazz, prog, musica cinematica, avant-garde liscio. Lo scorso anno è uscito l’album “Ison”.
Inizio concerto ore 19
Ingresso gratuito

PICCOLO TEATRO PADOVA ‑ Via Asolo 2 ‑ PADOVA (PD)
PAGLIUCA TRIO
Tony Pagliuca festeggia 70 anni! 70 anni raccontati in un concerto-evento unico: Dalla rivoluzione rock progressive con Le Orme alle attività e sperimentazioni solistiche, Tony Pagliuca in questo speciale evento ripercorrà, assieme ai figli Emanuele ed Alberto, le tappe principali della sua 50ennale carriera artistica;
una serata speciale dove si alternerà la potenza del Trio rock e la magia delle atmosfere acustiche al pianoforte.
Inizio concerto ore 21.15
Costo biglietto 15 euro + diritti prevendita

ROCK ON THE ROAD ‑ Via Mascagni, 83/A ‑ DESIO (MB)
PINO SCOTTO

CONTESTACCIO ‑ Via Di Monte Testaccio 65 ‑ ROMA (RM)
SO DOES YOUR MOTHER
I So Does Your Mother sono una band Progressive Rock Dance di Roma. I dieci musicisti hanno sviluppato un potente spettacolo live dove le sonorità del Progressive Rock si fondono con il beat della Dance. Il 20 Giugno 2015 è uscito il primo album della band “Neighbours”.


Sabato 01/10

TEATRO RINA & GILBERTO GOVI ‑ Via Pasquale Pastorino, 23r ‑ GENOVA (GE)
ANALOGY E PANTHER & C.
info: 010/7404707 ‑ www.teatrogovi.com ‑ biglietteria@teatrogovi.it
Inizia col botto la nuova stagione del Teatro Govi.
Gli Analogy hanno una storia lunga che parte dal 1970 col nome di Joice per poi trasformarsi in Analogy nel 1972 anno nel quale esce il loro omonimo primo album, da sempre preda ambita per i collezionisti di mezzo mondo. La band, pur essendo formata da ben 4 musicisti tedeschi e solo 2 italiani, è molto conosciuta nel prog italiano perché in pratica ha sempre vissuto in Italia dove ha partecipato a tutti i più importanti festival dell’epoca, inoltre il gruppo fece parlare molto di sé anche per la copertina del loro album dove apparivano tutti completamente nudi e dove spiccava la bellissima bionda Jutta che più tardi ritroveremo nel capolavoro di Battiato “Sulle corde di Aries” assieme a Martin Thurn-Mithoff. Dopo vari cambi di formazione e quasi 400 concerti tra Italia e Svizzera la band si sciolse. Negli anni 90 con produzione tedesca Ohrwaschl, uscì il secondo album “The Suite” con una nuova formazione, Earthbound, comprendente Scott Hunter e Richard Brett, ristampato poi dalla Akarma Records di La Spezia. Nel 95 registrato a Laveno al Free Time Studio e stampato in Germania uscì il Cd “25 Years Later”. Nel 2010 pubblicano un triplo Cd di tutta la musica fino allora da noi prodotta. Nel 2012 con l’ingresso nella band di Roberto Carlotto alias Hunka Munka alle tastiere, registrano il primo live in occasione di un bellissimo concerto tenutosi al Teatro Terina di Lamezia Terme. Sempre nello stesso anno partecipano al festival “Le Radici del Rock” di Viterbo insieme alla P.F.M., al B.M.S., agli UT, ai Trip, alla Nuova R.R.R e gli Osanna. L’anno dopo a Roma presentano l’uscita del Cd e dell’ Lp live “Konzert” alla trasmissione Uno Mattina Caffè su Rai1. Nel 2014 partecipano a Sanremo-On. Al momento stanno progettando un ritorno con una serie di concerti che li porterà appunto al Teatro Govi l’ 1 Ottobre per un concerto che sarà aperto dai bravisismi Panther & C. gruppo genovese che ha già saputo farsi apprezzare dagli amanti del rock progressivo di mezzo mondo grazie all’interessante primo album ” L’epoca di un altro” distribuito e promosso dalla Black Widow Records. Durante il loro set i Panther & C. presenteranno anche alcuni brani del futuro secondo album al quale i ragazzi stanno lavorando quindi questo è un altro dei tanti motivi d’interesse che renderanno questo evento imperdibile.
Inizio concerti ore 21
Costo biglietto: dalla fila 1 alla 12 15 euro; dalla fila 13 in avanti 12 euro
Prevendite:
BLACK WIDOW RECORDS, Via del Campo, 6 r Genova – TEL.010 2461708-010 2544500 – blackwidow@tin.it
TEATRO GOVI-TEL.010 7404707 – teatrogovi.it

AUDITORIUM DEL CONSERVATORIO NICOLINI ‑ Via Santa Franca 35 ‑ PIACENZA (PC)
A MID AUTUMN NIGHT'S DREAM
KEITH TIPPETT, JULIE TIPPETTS, LINO CAPRA VACCINA E PAOLO TOFANI
Grande evento con quattro artisti straordinari per l’unica data mondiale che vedrà sul palco Keith Tippett, Julie Tippetts, Lino Capra Vaccina e Paolo Tofani.
Inizio concerto ore 21.30
Ingresso gratuito

BLUE ROSE SALOON ‑ Via Carolina Romani 1\11 ‑ BRESSO (MI)
ANACONDIA E ARS TRIPLEX
Gli Anacondia tornano live, sul palco del Blue Rose, come opening act della band ceca Ars Triplex, con una scaletta che propone brani estratti dai due demo, “Genesi Instabile” e “Due Mondi”, e dall’album, pubblicato esattamente un anno fa, con Lizard Records, “L’Orizzonte Degli Eventi”.
Inizio concerto ore 21.30
Costo biglietto 5 euro

CORTE BAZÀN ‑ Piazza Della Chiesa, 5 ‑ GORICIZZA, CODROIPO (UD)
DÉMODÉ @ NOTTE BIANCA
Démodé, ovvero una piccola orchestra tascabile. Clarinetto, violino, sassofono, pianoforte basso e batteria. Una band che arriva dalla provincia (Udine, Friuli Venezia Giulia) e suona musica strumentale che spazia tra crossover, nu jazz, prog, musica cinematica, avant-garde liscio. Lo scorso anno è uscito l’album “Ison”.
Inizio concerto ore 20.15

TRAFFIC LIVE CLUB ‑ Via Prenestina 738 ‑ ROMA (RM)
KINGCROW
Dopo il tour europeo condiviso con i Votum, gli italiani Kingcrow tornano in concerto in solitaria. L’ultimo lavoro è “Eidos”, pubblicato nel 2015.
Inizio concerto ore 21

LIBRERIA LINEA D’OMBRA ‑ Via San Calocero 29 ‑ MILANO (MI)
LINGALAD
I Lingalad sono una band italiana folk-prog legata al mondo della natura e di Tolkien. L’ultimo lavoro è “Confini armonici”.
Dalle ore 16.00, chi vuole può assistere alle riprese del nuovo video dei Lingalad, nella stessa location del concerto.
Inizio concerto ore 17.30

BIRRA CECA PUB82 ‑ Via Alpignano 82 ‑ RIVOLI TORINESE (TO)
OSSI DURI + ELIO
In occasione dell’apertura della stagione musicale del Birra Ceca Pub82 di Rivoli (TO), salirà sul palco la band zappiana degli Ossi Duri accompagnati per l’occasione da un ospite d’eccellenza: Elio di Elio e le Storie Tese.
L’incontro tra gli Ossi Duri ed Elio avvenne per la prima volta nel 1997, quando gli allora giovanissimi musicisti torinesi condivisero il palco con Elio e le Storie Tese in occasione dello “Zappa Memorial Afternoon” al Salone della musica di Torino.
Il progetto Ossi Duri nasce nel lontano 4 dicembre 1993 per iniziativa di quattro (allora) ragazzini che volevano suonare per far divertire i propri compagni ed insieme per offrire il proprio personale tributo all’appena scomparso Frank Zappa, da sempre loro mentore musicale.
Della lezione impartita da Frank Zappa, gli Ossi Duri hanno fatto proprie la volontà di unire nella propria musica l’umorismo, l’ironia dei testi e la complessità degli arrangiamenti. E questo lo ritroviamo sia quando ripropongono il repertorio zappiano sia quando si dedicano alla composizione di materiale originale o approcciano il repertorio dei grandi artisti italiani degli anni ’60 – ’70.
La passione per Zappa e il suo particolare approccio musicale ha favorito due importanti incontri che si sono trasformati in collaborazioni live ed in studio.
Quello con Ike Willis – vocalist e chitarrista di Frank Zappa dal 1978 al 1988 – col quale sono stati protagonisti di numerosi concerti, anche oltre confine.
E quello con Elio e le Storie Tese, coi quali è nato spontaneo un sodalizio che dal 2003 ad oggi li ha portati a collaborare sia dal vivo che in studio con la realizzazione di diversi album tra cui “X”, “Gnam Gnam”, ”riCoverAti” e “Frankamente”.
Il 1° Ottobre, sul palco del Birra Ceca Pub82, Ossi Duri e Elio proporranno prevalentemente brani di Frank Zappa alternati ad alcuni brani di Elio e le Storie Tese e a brani originali degli Ossi Duri.
In apertura The Black City, la House Band del Birra Ceca Pub82.
Inizio concerto ore 22
Ingresso gratuito

EX OPG OCCUPATO ‑ Via Matteo Renato Imbriani, 218 ‑ NAPOLI (NA)
99 POSSE

VILLA VANNUCCHI ‑ Via Cavalli Di Bronzo ‑ SAN GIORGIO A CREMANO (NA)
PEPPE BARRA @ ETHNOS ‑ FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA MUSICA ETNICA

MIDIAN LIVE PUB ‑ Via Delle Industrie 24 ‑ CREMONA (CR)
PINO SCOTTO

AUDITORIUM DI MILANO ‑ Largo Gustav Mahler ‑ MILANO(MI)
STEFANO BOLLANI, FRANCESCO GRILLO
info: 02/83389402 ‑ www.auditoriumdimilano.org ‑ www.laverdi.org

TIEFFE TEATRO MENOTTI ‑ Via Ciro Menotti 11 ‑ MILANO (MI)
THE WATCH
In chiusura del loro European Tour 2016 con più di 40 date in tutta Europa e UK, The Watch portano il loro spettacolo a Milano, suonando i due album Trespass e Nursery Cryme più alcune perle del periodo Gabriel 1970 -75.
Inizio concerto ore 21
Costo biglietto 23 euro

PELLICANO PUB ‑ Via Alberotanza 41 ‑ BARI (BA)
BAROCK PROJECT E PROMETHEO
Serata tutta all’insegna del rock progressivo. L’apertura è affidata ai Prometheo, band rock-prog della scena barese, presenteranno in anteprima qualche brano dell’album in uscita, ma il vero e proprio nucleo della serata saranno Barock Project che festeggiano l’uscita della limited edition su vinile doppio dell’album “Skyline” classificato come miglior album Neo Prog 2015 e tra i migliori 10 del Prog.
Inizio concerto ore 21


01-02 ottobre

MONK CLUB ‑ Via Giuseppe Mirri, 35 ‑ ROMA (RM)
ROME PSYCH FEST
CLINIC • THE WINSTONS • M.C. BIG MOUNTAIN COUNTY • TESS PARKS • C.SATÀN • LEVITATION ROOM • ORANGE • EDIBLE WOMAN • THE GLUTS • JULIE’S HAIRCUT • CAIROBI • THE OSCILLATION • THE PARROTS • ULRIKA SPACEK • FATHER MURPHY • INDIANIZER • THE HAND • MUSCLE AND MARROW
Sabato 1 e domenica 2 ottobre, presso il Monk, via Giuseppe Mirri 35 a Roma, si terrà il Rome Psych Fest.
Sab 1/10:
CLINIC
THE WINSTONS
M.C. BIG MOUNTAIN COUNTY
TESS PARKS
C.SATÀN
LEVITATION ROOM
ORANGE 8
EDIBLE WOMAN
THE GLUTS
Inizio evento ore 18
dom 2/10
JULIE’S HAIRCUT
CAIROBI
THE OSCILLATION
THE PARROTS
ULRIKA SPACEK
FATHER MURPHY
INDIANIZER
THE HAND
MUSCLE AND MARROW
Costo abbonamento 2 giorni Early Bird 20 euro + diritti prevendita (fino ad esaurimento); a seguire 25 euro + diritti prevendita. Riservato ai soci ARCI.


Domenica 02/10

RISTO FANTASY ‑ Contrada SANT'isidoro 32 / 34 ‑ MONTE URANO (FM)
SARAH JANE MORRIS, ANTONIO FORCIONE


Lunedì 03/10

SAGRA DELL'UVA ‑ Piazza San Barnaba ‑ MARINO (RM)
BANCO DEL MUTUO SOCCORSO
Torna in concerto il Banco del Mutuo Soccorso con una nuova formazione capitanata da Vittorio Nocenzi (tastiere) con Filippo Marcheggiani (chitarre), Nicola di Già (chitarre), Tony D’Alessio (voce), Marco Capozzi (basso) e Augusto Zanonzini (batteria).
Ingresso gratuito


Martedì 04/10

CANTINA SCOFFONE ‑ Via Pietro Custodi, 4 ‑ MILANO (MI)
PAOLO TOMELLERI
info: 02/36532445 ‑ info@cantinascoffone.com ‑ www.cantinascoffone.com
PAOLO TOMELLERI, polistrumentista vicentino diplomato in clarinetto, dal 1957 ad oggi ha suonato il sax con tutti i maggiori jazzisti.

MAGAZZINO 33 ‑ Via Portuense, 88 ‑ ROMA (RM)
CAMELIAS GARDEN
info: 06/99704976 ‑ 342/7747441 ‑ 320/0511179 ‑ info@magazzino33.com ‑ www.magazzino33.it
I Camelias Garden sono una giovanissima band romana nata intorno al cantante e polistrumentista Valerio Smordoni. La loro musica ricorda il grande rock progressivo del passato e certo folk d’autore. Lo scorso anno è uscito il nuovo EP “Kite”.