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sabato 26 dicembre 2015

Rich Robinson + Eric Martin + John Hogg @ Planet – 15 10 2015

Rich Robinson

Rich Robinson + Eric Martin + John Hogg @ Planet – 15 10 2015
Live report a cura di Maria Grazia Umbro
Foto di Stefano Panaro

Articolo già apparso sul portale Rock by Wild:

Rich Robinson, cofondatore assieme al fratello Chris dei The Black Crowes, approda a Roma per il tour che celebra i 25 anni di carriera della band.
Arrivo al Planet in anticipo e per la prima volta in questa stagione 2015/2016, che già dalle prime battute si preannuncia interessante per questo locale romano, che fino ad ora non ci ha deluso per la sua programmazione. Insieme al fotografo Stefano Panaro, prendiamo posto in posizione privilegiata per foto e visione dinsieme e ci apprestiamo ad assistere a questa serata completamente acustica con ben tre (lo scopriamo lì per lì) solisti: il concerto di Rich Robinson infatti oltre allapertura di Eric Martin ci offre lopportunità di ascoltare un altro musicista americano, John Hogg, chiamato da Robinson come cantante per il suo progetto parallelo Hookah Brown.

John Hogg
Sono le 21:00 circa e il giovane Hogg timidamente si avvicina allasta del microfono piazzata al centro del palco, dove solo un paio di casse spia e un amplificatore compongono la scenografia essenziale di questo live. La sua performance, caratterizzata da una voce niente male e una certa destrezza con la chitarra, dura circa trenta minuti e si compone di otto canzoni pescate dai due album allattivo con due diversi collettivi di musicisti (Kassini e RedRacers), e da un terzo progetto attualmente in corso chiamato The Pyramid Ship. Hogg è un cantautore e polistrumentista molto bravo, e il sound che ci propone è un mix di blues rock soul abbastanza piacevole.

John Hogg
Eric Martin
Tempo qualche minuto, e non certo per cambiare scenografia, e sul palco arriva Eric Martin che già dal passo certo e dal sorriso stampato in faccia, (faccia un poplastica e dai lineamenti decisi), ci fa auspicare un podi movimento e un cambio di passo. Viene accolto da un forte applauso, il che ci conferma che la sua militanza nei Mr. Big, e la sua lunga cavalcata nel rock degli anni ’80-’90 (il ragazzo” è della classe 60), ha un suo perché da queste parti.
Parte subito alla grande e stabilisce un contatto col pubblico con un how do you do?“.
Il suo repertorio è principalmente un omaggio alla sua band con un paio di diversivi e cover. Purtroppo nessuna setlist era disponibile quindi non siamo in grado di elencare nel dettaglio tutte le canzoni eseguite, basti però sapere che allarrivo di To Be With You, successone dei Mr. Big datato 1991, più o meno tutti labbiamo cantata, (e lui ha coordinato anche i cori dal palco, come un vero maestro dorchestra). Di sicuro ha mostrato una grande padronanza del palco e la voglia di interagire col pubblico, raccontando qualche aneddoto, citando spesso i Mr. Big, presentando quasi sempre le canzoni ed esprimendo una certa soddisfazione per essere nuovamente in Italia.
Verso il finale della sua performance chiama sul palco un altro musicista, Fabio Cerrone, chitarrista e arrangiatore romano, che vanta una lunga collaborazione con Martin (ma non solo) soprattutto nei suoi live nel belpaese. Questo non fa che aggiungere ancora più spirito rock & blues ad uno showcase vivace e divertente.

Eric Martin
Rich Robinson
Immaginate di dover staccare due spinotti e sistemare unasta del microfono, ecco questo breve interludio è l’ultima transizione prima dellarrivo, un poin sordina, del nostro protagonista, Rich Robinson. Il suo 25th Anniversary Tour è l’occasione per riascoltare i classici della sua band ed i brani del suo ultimo album solista The Ceaseless Sight, pubblicato lo scorso anno, che ha ricevuto ottimi riscontri.
Notiamo subito che le luci, finora abbastanza chiare e luminose, vengono leggermente abbassate. Forse per creare atmosfera, forse per richiesta dellartista, ma insieme si abbassa anche il tono della serata.
Robinson fin da subito si vede molto poco incline a rapportarsi col pubblico, rarissimi i sorrisi (e abbastanza di circostanza) e davvero poche parole, tranne per una piccola nota critica a pochi brani dallinizio, in cui sottolinea che dal palco si vedono le facce del pubblico seduto in sala illuminate dagli smartphone, ironizzando sul fatto che è sicuramente importante stare li a vedere cosa si dice su Facebook….
Il repertorio è abbastanza noto al pubblico, la voce è profonda e controllata, e la sua bravura con la chitarra è davvero indescrivibile: alcuni brani diventano delle interminabili suite con assoli e riff articolati. Lalternanza di chitarre, acustiche ed elettrica, fa si che il suono cambi in continuazione e si passi dal morbido e classico, al duro e distorto.
Inizia con un omaggio a Dylan, (forse si tratta di Going Back to Rome, che potrebbe figurarsi come omaggio anche alla città che lo sta ospitando), per poi immergersi in una serie di brani del suo repertorio da solista, in particolare tratti dallultimo album. Mi colpisce in particolare il pezzo Lost and Foundche nellattacco mi inganna facendomi pensare a “Can’t Find My Way Home(Blind Faith, 1969). Naturalmente non disdegna anche alcuni classici dal repertorio dei Corvi Neri (se si considera poi che in Italia ci sono passati solo due volte in tutta la loro carriera, è un’occasione più unica che rara di riascoltarli dal vivo).
A metà fra il classic rock e la più alta espressione di folk singing americano, lo spettacolo scorre via, seppur con qualche calo di tensione (e di attenzione), soprattutto quando alcuni riff vengono un poesasperati e spalmati nel tempo che, data la configurazione in solo e lassenza di altri strumenti e/o componenti sul palco, rende alcuni momenti infiniti, (ma non in senso poetico), in particolare su Blackwaterside” dove veramente sembra volersi sfogare e usare tutti gli effetti disponibili dalla pedaliera della chitarra elettrica, sfondando un poil muro del suono, (e anche i timpani), tanto che alla fine pare anche soddisfatto da abbozzare un sorriso un po’ più convinto. Fortuna che poi ci grazia tornando allacustica con un pezzo blues, e prosegue con altre chicche come In comes the night” e “Roll um Easy”.
A questo punto ringrazia il pubblico e ringrazia John Hogg, (sbaglierò ma non mi pare abbia citato anche Martin nel saluto), e annuncia un altro paio di canzoni che abbastanza seccamente chiuderanno la performance senza possibilità di replica, nonostante il pubblico abbia tentato di richiamarlo sul palco (eloquente il gesto del suo assistente che fa il cenno del taglio alla gola al fonico di sala per fargli capire “è finita). Alla spicciolata ci muoviamo nella sala, un posorpresi, un poforse sollevati. Lui non si vede sotto il palco (Hogg e Martin sono già li con i loro CD e le foto con i fan), c’è invece il suo assistente che si destreggia al tavolino del merchandising.
Insomma, Robinson ci ha sicuramente allietato con la sua voce, forte, profonda, piena e senza graffi. Davvero un piacere per le orecchie. Ma non si è prodigato molto in smancerie e dialogo, dimenticando quante poche occasioni di ascoltarlo ci sono state in Italia finora. Colpevole la scena solista, è mancata però quellatmosfera da unplugged, calda e intima, che avrebbe reso tutto più bello. Lui è un bravo musicista ed un ottimo interprete vocale, ma si è limitato a fare il suo, senza troppi orpelli. Non è un voto negativo, la sufficienza c’è anche se, come dicevano gli insegnanti alluscita delle pagelle, il ragazzo potrebbe impegnarsi di più”.

Setlist Rich Robinson:
1-(cover Dylan)
2-I know you
3-The given key
4-Its not easy
5-I have a feeling
6-Lost and found
7-I remember
8-Sway
9-Blackwaterside
10-By the light of the sunset moon
11-In comes the night
12-Roll um easy
13-Lay it all on me
14-Oh Josephine



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