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giovedì 22 febbraio 2018

Aldo Tagliapietra, “Invisibili realtà”: intervista di Max Rock Polis


Aldo Tagliapietra, “Invisibili realtà”. Pura classe e influenze orientali

Ci sono grandi nomi di storici gruppi del Prog italiano che già da tempo seguono delle strade parallele, per la grande voglia di fare musica anche nei momenti di pausa. Uno di questi è l'ex, cantante e bassista de Le orme, Aldo Tagliapietra, che continua a produrre ottimi lavori grazie alla sua indiscussa personalità ed esperienza. Parliamo col Greg Lake italiano del suo ultimo CD.

È un onore e un piacere averti qui con la tua musica, questo album “Invisibili realtà” di cui abbiamo sentito “Musica e parole”. Qualcuno si ricorda di te come cantate e bassista de Le Orme, ma adesso questo tuo è un progetto solista.
“Sì, da quando non sono più con Le Orme [dal 2009, ndr], abituato com'ero a lavorare in team, ho dovuto cercare dei collaboratori, musicisti, che suonassero con me soprattutto nel live, perché la dimensiona live è per me sempre stata molto importante e quindi da tenere presente. Il disco si fa, e bisogna farli anche belli altrimenti non ne vale la pena, però, ripet,o quando si è sul palco e si propongono pezzi nuovi, è un'altra cosa ovviamente, si ha più soddisfazione.”

Vogliamo ricordare e salutare chi ti affianca dal vivo?
“Nei live abbiamo Andrea De Nardi alle tastiere, musicista bravissimo con un background che va dalla musica classica alla sperimentazione. Poi c'è Matteo Ballarin che è un chitarrista, elettrico e acustico, in questo disco ad esempio ha suonato molto la chitarra acustica, perché qui ho voluto che ci siano intrecci di chitarra, alcuni suonati da me, altri da lui. Poi c'è Manuel Smaniotto, batterista. Anche lui è uno che suona “di pancia”, è uno che vuole esprimersi attraverso il proprio strumento, è molto bravo. In questo disco siccome ho voluto suonare la chitarra acustica, ho preso un amico della mia stessa età, Andrea Ghion, al basso. Praticamente sono diventato una specie di cantautore con una bella band alle spalle, ecco [ride. ndr].”

In questo modo ti sei rinnovato e i risultati sono tutt'altro che deludenti. Si sente la notevole qualità di questo lavoro, e ne siete veramente contenti.
“Sì, molto, molto. E anzi alla fine è venuto meglio di quello che ci aspettavamo, ecco, perché un conto è la canzone suonata voce e chitarra, e un conto è sentirla con i suoni, con gli arrangiamenti e tutto il resto. Siamo molto soddisfatti.”

E saranno soddisfatti coloro i quali compreranno questo CD. Diamo qualche riferimento, è uscito per…?
“Allora, l'etichetta è Self Clamore. Sono autoproduzioni, perché tu sai benissimo che le produzioni ufficiali si occupano di altri tipi di musica, quindi bisogna andare sull'auto produzione e lì si possono trovare le cose un po' più di qualità.”


Se uno vuole acquistare questo “Invisibili realtà” va sul tuo sito o su Facebook e può trovare tutto le informazioni per prenderlo.
“Sì, ma può andare anche in qualsiasi negozio e ordinarlo. In un paio di giorni il distributore, appunto la Self, glielo procura. Poi ci sono dei negozi che ne prendono a scatola chiusa una certa quantità e allora lì si trova pronto.”

Vista la qualità vorrei vedere. Questo non è il primo tuo album solista…
“Questo qui è il sesto, eh sì, perché se andiamo indietro nel tempo nei momenti nei quali ero con Le Orme, nei momenti di stasi io ho sempre continuati a produrre, a fare delle cose. Il primo si chiama “...Nella notte”, poi ho fatto un disco live che si chiama “Radio Londra”, poi c'è stato “Il viaggio”, molto bello, con sonorità indiane, poi ho fatto i tre dischi ultimi qui [“Nella pietra e nel vento”, “L'angelo rinchiuso” e questo, ndr]]. Quindi c'era già una produzione solista.”

C'è da andare su Youtube a sentire qualche pezzo dal vivo e sostenere i grandi artisti italiani, come Aldo che è un gran nome, ma se lo merita veramente perché è un artista di tutto rispetto. Hai parlato di influenze indiane e anche in questo album non le hai abbandonate,
“No non le ho mai abbandonate, né per quanto riguarda gli argomenti dei testi né per la sonorità perché qui sull'ultimo disco c'è un pezzo che si chiama “Radici” che ha delle sonorità indiane di cui appunto sono sempre stato affascinato e un po' un cultore.”

C'è anche questo strumento di cui mi parlavi.
“Sì, questo strumento qui si chiama duduk, è di origine turca. Poi sotto, se ascolti attentamente, senti anche delle cosine fatte col sitar, e quindi il pezzo orientale, indiano, mediorientale c'è sempre: “Radici” in questo disco.”

L'India ha affascinato tanti artisti. Ma c'è qualcosa dietro al titolo “Invisibili realtà”?
“Nel pensiero indiano e orientale in generale, quello che stiamo vivendo, l'umanità, la nostra specie, noi la chiamiamo realtà. Loro invece la chiamano “māyā” che vuol dire illusione. Ecco, vuol dire che tutto quello che noi vediamo, tocchiamo, odoriamo è un'illusione perché, anche se non le vediamo e non le tocchiamo, esistono realtà invisibili che sono molto più importanti. Uno può abbinare queste cose anche alla spiritualità. La musica viene da una di queste dimensioni, che è la stessa dell'anima in definitiva. Questo è un po' il concetto generale del disco.”

E quindi non a caso l'India esercita questo fascino, ci sono concetti molto diversi dal mondo occidentale.
“Esatto, siamo proprio all'opposto. Il pezzo “Siamo del cielo” dice che c'è un modo di vedere spirituale di altre dimensioni, rivolto al cielo. Quindi anche quello è un pezzo molto bello, un pochettino Progressivo.”

Senza voler fare classificazioni, nel tuo album c'è il Cantautorato, c'è il Rock, c'è il Progressive.
“Sì assolutamente, è una specie di unione di tanti stili e di tutto quello che in questi 50 anni ho in qualche modo seguito, imparato, visto e toccato.”

La musica mantiene giovani e freschi.
“Sì, è un CD che io definisco un po' alla anni '70, però è un modo nuovo di proporsi come ho cercato di fare.”

Prima dei saluti ricordiamo che domani sera sei dal vivo da qualche parte.
“Sì domani sera sono sull'isola di Murano, che è l'isola dove sono nato, per inaugurare con un concerto un teatro dedicato a Lino Toffolo, che era un mio vecchio amico da tanti anni, e hanno voluto rendergli omaggio chiamando Aldo Tagliapietra.”

Poi ovviamente tu sei in promozione quindi andando sul tuo Facebook si potranno scoprire le date successive. Se non sbaglio anche a Il giardino.
“Sì, a Lugagnano vicino a Verona, un posto molto interessante dove si ascolta e si suona buona musica.”

Invitiamo tutti a seguire Aldo, a mettergli il like su Facebook, comprare il CD perché è un grande lavoro di un artista di cui andiamo tanto orgogliosi.

“Ti ringrazio, ringrazio tutti quanti. Io vi abbraccio.”




mercoledì 21 febbraio 2018

Un ricordo di Francesco Di Giacomo a 4 anni dalla sua morte...


21 febbraio 2018

 "Meglio inseguire un sogno tutta la vita che rimpiangerlo sempre". 
(Francesco di Giacomo)

 Ci sarai sempre... Buon viaggio Capitano
Wazza



Il terzo giorno...la zingarite! Faccia a faccia con…
 Francesco Di Giacomo, del Banco del Mutuo Soccorso

Ad una manciata di minuti dall' inizio del concerto de Le Orme e del Banco del Mutuo Soccorso al Viper di Firenze, Di Giacomo il 14 Aprile si è concesso per 60 minuti alle nostre domande: i ricordi di una lunga carriera dal 1970 ad oggi.

Una intervista ed un concerto favoloso!

Giancarlo Passarella:-Dario, hai davanti la storia del rock italiano…
Francesco Di Giacomo:-… beh, anche la geografia!


Quest’intervista inizia col sorriso, e non nascondo che in quel momento rompere il ghiaccio sia stato un sollievo. Daltro canto Francesco Di Giacomo è la voce del Banco dal 1971, un grande artista oltre che un simbolo. Per motivi di brevitas ho dovuto operare qualche taglio, dunque non perdiamo altro tempo. Ecco riproposto per voi il nostro dialogo! 

Francesco, fra poco più di un
ora sarai con il Banco sul palco del Viper insieme a Le Orme. Ma dove nasce lidea di affiancare due nomi così grandi in un solo tour?
Lidea è venuta a Giancarlo Amendola, il nostro manager. Venivamo da una data particolare in cui il Banco e Le Orme avevano condiviso lo stesso palco, con una bellissima risposta del pubblico. Perché non unirci, di questi tempi, in un tour che ci rendesse più fruibili e meno invasivi economicamente sul pubblico? Non è stata una passeggiata, perché per spartirsi un palco ci vuole affiatamento, e organizzazione. A chi non piacerebbe suonare con la New York Philharmonic!


Per voi questo è anche un compleanno!
Beh sì, non siamo artisti maledetti, però abbiamo la presunzione di dire di aver vissuto con attenzione quello che ci accadeva intorno. Un concerto viene da 300000 note, 300000 frasi scritte, cose bellissime che accadono e altre cose che hai dimenticato. Abbiamo cercato di riassumere questi anni in momenti musicali. Tante soddisfazioni, ma anche tante difficoltà. Cito sempre l’intervista ad un ragazzo che aveva assistito al concerto del nostro trentennale. Il ragazzo disse: -Per me era un giorno bellissimo, lo aspettavo da tanto. Arrivato là, grande delusione. Il gruppo è stanco, il cantante affaticato, non ce la fanno più... Non mi sono detto, guarda che stronzo questo! C’è un equivoco di fondo: the show must go on. Assolutamente no. Io non sono un medico che deve far di tutto per non sbagliare la diagnosi. Io porto avanti delle emozioni, e le emozioni non possono essere ripetute all’infinito. Cantando dei brani, per centomila volte ho avuto la pelle d’oca, qualche volta no! Questa società ci priva del senso critico. Io devo essere inattaccabile, bellissimo, forte: ho sessantacinque anni. Sul palco non può passare un nastro emotivo che ha sempre la stessa altezza, lo stesso colore. Quel ragazzo poi però ha detto: “Che bello però il concerto è sempre diverso. Il Banco non dice mai le stesse cose: mi piace sentire l’odore del pubblico che ho davanti, e cambiare il canovaccio.

Recentemente Musicalnews ha incontrato i dirigenti SIAE, ponendo domande scomode e sfatando alcune leggende. Anche in relazione alla lettera di Tony Pagliuca a Celentano durante il Festival di Sanremo, nella quale si denuncia la soppressione del sussidio mensile di 615 euro, che ne pensi delle recenti novità nella gestione dei diritti d
autore?
Sarò breve, perché non sono molto ferrato sullargomento. Io sono andato in pensione due mesi fa, ed ho il mio assegno mensile. Fino al 1996 cera una legge che prevedeva di dover fare 900 versamenti allE.N.P.A.L.S.; io ero a 1400 versamenti - quindi ben oltre - e tuttavia ci sono stati alcuni problemi. Preferisco non pronunciarmi sul caso Pagliuca, però è risaputo, siamo in un momento critico. Per fortuna ogni tanto faccio altri lavori. Bisogna sforzarsi di capire cosa significa essere artisti in Italia. Se sei artista in Francia e non hai lavoro, ti danno 300 al mese, una casa dove paghi molto poco ed hai diritto ad andare a vedere tutti gli spettacoli artistici ad un prezzo irrisorio. Sei artista tutto lanno. E il concetto di fondo ad essere diverso. Qui in Italia vale ancora quella frase che mi disse il mio ex suocero:- sì, lei suona, ma che lavoro fa? In effetti io facevo un non lavoro, senza orari e stabilità: ho precorso il precariato con 40 anni danticipo. (ride)

5 anni fa vi abbiamo seguito nel vostro tour in Giappone, con un reportage che iniziava a Fiumicino e vi seguiva fra Tokyo e Kyoto. Qualche aneddoto particolare?
E’ una situazione sicuramente preoccupante: loro cantano i nostri pezzi a memoria senza sapere cosa dicono. Però il pubblico è molto appassionato, e se si parla di giapponesi non è cosa da poco. Diventano un pò pensanti a fine concerto, quando mille persone vogliono farsi una foto con te!

Quanto cambia il Banco davanti ad un popolo così diverso?
Lultima cosa che voglio è snaturarmi. Ho passato il pomeriggio ad imparare a memoria a dire Benvenuti, spero che quello che facciamo possa piacervi, possa toccarvi in qualche modo, possiate gradirlo. Cerchiamo di dare sempre il meglio perché se eseguire una hit famosa è un doping che chiama da sola metà dellapplauso, laltra metà delleccitazione deve venire da noi. Laffetto del pubblico è qualcosa di unico. Negli States cera anche un ragazzo con la maglia della Roma, e non eravamo a Little Italy! Ognuno di noi ha una vanità. Ti viene da pensare di aver dato qualcosa, di averlo fatto nel modo giusto.

Adesso una curiosità da musicista: che aria si respirava nei Settanta e quanto sono cambiati i rapporti fra musicisti dai Settanta ad oggi?

Ho dei ricordi vaghi. Innanzitutto a vent’anni si ha diritto all’imbecillità: ne ho avuto diritto anche io e l’ho usato. C’era chi misurava lo stare sul palco dalla lunghezza del camion o dalla grandezza delamplificatore. Una prova di muscoli, anche fra chi non ne aveva bisogno. Ricordo che nel 1970 quel che ci mancava era il rispetto economico. Eravamo giovani e si suonava spesso senza essere pagati, con grandissima fatica nel montare e smontare tutti gli strumenti. Allo storico Piper Club ci offrirono 25.000 lire per suonare sabato e domenica, da dividere in 6. Ci fu come unassemblea di musicisti e nessuno suonò quel sabato al Piper. Ma la domenica c’era già un’altra band decisa a suonare, pagata 20000 lire. Glielo dissi: “se facciamo così è finita, siamo comprabili”. L’altro aspetto era il tutto è possibile. Si facevano cose meravigliose. Ricordo un viaggio col furgone FIAT 238, col pianoforte sopra. C’era anche Stefano D’Orazio dei Pooh, per suonare a Milano. A concerto terminato annunciammo che non avevamo un’etichetta, e a fine serata eravamo sistemati. Erano altri tempi. C’era un vuoto musicale enorme. Un pò quel vuoto musicale che c’è anche oggi, solo che adesso se non appari non esisti. I talent show dell’assurdo e della crudeltà sono fabbriche d’ipocrisia.

Tornando al vostro compleanno, leggo che fra biografie, cd e dvd vi aspetta una stagione di fuoco!
Dopo il libro di Vittorio (Nocenzi) a fine anno uscirà la biografia del Banco di Francesco Villari. Inoltre stiamo lavorando ad un album molto particolare, Sacro Massacro: saremo ospiti dei nostri brani, reinterpretati per loccasione da musicisti che stimiamo. Lalbum conterrà anche 3 pezzi nuovi, di cui uno con Battiato. Che poi è sempre inutile concentrarsi troppo sul futuro, le occasioni verranno da sole. Il progetto è arrivare in salute al gran finale, come diceva il grande Lucio.

Chiudo chiedendoti: che ne pensi della decisione di Ivano Fossati di ritirarsi dalla scena musicale?
La trovo una cosa molto bella. Si tratta di una scelta difficile e matura. Cè gente che sta in tour tutto lanno, che ha la sindrome da palco e che non lo lascia mai. Sono vicende personali. Sarà triste non vederlo più in concerto, ma se lo voglio ascoltare metto su un bel disco, ed è un gran disco. E ti dirò, quando sono fuori non vedo lora di tornare a casa, perché sono stanco. Quando sono a casa, dopo tre giorni arriva questa zingarite che mi dice…oh, ma quando se riparte? E’ un virus reale, non solo una condizione mentale. Ti accorgi un giorno di non poter più fare a meno di quel rumore nelle orecchie



martedì 20 febbraio 2018

Il compleanno di Aldo Tagliapietra


Compie gli anni oggi, 20 febbraio, Aldo Tagliapietra, compositore, cantante, bassista, maestro di sitar, indimenticabile voce de Le Orme, con cui ha inciso 16 album.
Continua ad incidere dischi da solista, l’ultima uscita è "Invisibili Realtà", pieno delle sue "intime ballate".
Buon Compleanno Maestro
Wazza


Recensione di Armando Gallo...

Qualcuno ha detto che musica è la lingua dellanima”. Mi ha confidato recentemente Aldo Tagliapietra durante una chiacchierata lungo il fiume Brenta. E dopo settantatré anni, passati forse troppo in fretta, te lo posso confermare. Ecco, questo è nel mio nuovo disco: sintitola Invisibili realtà”, e credevo d’averci messo 3 anni a farlo, ma in realtà ci ho forse messo una vita. Non avrei mai potuto scrivere queste canzoni quandero giovane”.


Invisibili Realtà è un album bellissimo, luminoso, di una purezza rara che regala allascoltatore una sana opportunità di rivisitare quellinnocente spiritualità che tutti noi condividiamo da quando eravamo bambini. Se solo se lo ricordassimo più spesso! Aldo ci aiuta a farlo ascoltando queste canzoni scritte attingendo dallesperienza di cinquanta anni di illustre carriera, regalandoci perle di semplice saggezza che arrivano direttamente al cuore. Quietare la mente è come volare è la prima frase di “Musica e parole”, il brano che apre lalbum, e già questo tinvita a pensare cose belle. “Non ho più nulla cui ritornare/ Tranne che dentro me stesso”.


Aldo Tagliapietra è un vecchio bambino che da sempre canta storie di vita e di morte, di gioie e dolori, di amori e di pianeti lontani e di proteste giovanili come quel “Cemento armato” che denunciava la scomparsa del verde. Allora era il 1971 e Aldo era l’inconfondibile voce del trio veneziano Le Orme, che stava scalando il primo posto in classifica con l’album “Collage”, giustamente esaltato dal sottoscritto nelle pagine di Ciao 2001. Come allora, oggi sono particolarmente orgoglioso di esaltare “Invisibili realtà”, certamente un album d’autore concepito con la voglia di scavare dentro noi stessi e carpire il senso della vita.

Non so se ai giovanissimi può interessare un lavoro del genere”, mi ha detto Aldo con un sorriso. Per la prima volta in vita mia ho faticato molto sulla stesura di testi giusti. Ero interessato a riscoprire linnocenza dei bambini. Alcuni brani hanno vissuto almeno dieci versioni diverse, ma ero deciso a dare un valore alla mia esperienza dautore e alla fine posso dire di aver trovato vera poesia..



La porta è il secondo brano con deliziosi tocchi di country rock e steel guitar: Quando c’è luce nel nostro cuore/La porta invisibile del paradiso è in noi.

Siamo nel cieloè lunico brano dellintero album che a sorpresa ci offre un inciso di puro progressive rock che forse ricorda quel Felona e Sorona che fece sbarcare Le Orme anche in Inghilterra nel 1973, con la Charisma.

È la vita chiude il lato A. Una canzone acustica che non ha tempo, suoni delicati e affascinanti, ma con unimpennata finale elettrica: “E’ la vita/Che racconta di una storia mai finita. E poi Vedo nel sorriso di un bambino/Linnocenza che ho scordato.”

Il lato B apre con Radici”, un meraviglioso viaggio nellIndia che Aldo ha scoperto attraverso lamore per il Sitar. A primo ascolto è il brano che salta immediatamente allattenzione per i suoni, lavventura che ispira e le frasi del sadhu vestito di vento che racconta Di tutto ciò che nasce certa è la morte/Di tutto ciò che muore certa è la vita”.

Il sole del mattino”, un brano gioioso prettamente acustico con piano elettrico e maestosa chitarra acustica finale.

Ho bisogno di te”, una canzone che minaccia di esplodere in progressive rock, ma fermata dall’inciso molto spirituale che ci chied…, Linfinito è amore, ma lamore cos’è?/E il sudore dellanima/E il bisogno di te.

Il brano Come onde ci rivela da dove arriva il titolo dellalbum: “Noi, spinti dal vento, tra la passione e il tormento/Ritroveremo ancora la speranza/Madre di invisibili realtà. E dove il chitarrista Matteo Ballarin libera uno struggente assolo”.

Invisibili realtà chiude lalbum. E uno strumentale che sembra una colonna sonora di un viaggio di melanconica introspezione appena concluso. Non è mai facile guardare dentro noi stessi. Ci vuole coraggio a farlo. Aldo lo ha fatto per sè stesso e, come lartigiano che è, è qui pronto a condividerlo con tutti noi.

Pensa che addirittura non ho nemmeno suonato il basso”, ha voluto precisare Aldo, Ho invitato Andrea Ghion a suonarlo, tanta era la voglia di concentrami sui testi e il canto. Ai ragazzi della mia band ho dato la libertà si curare i suoni e gli arrangiamenti, sempre da miei suggerimenti, ma hanno fatto un lavoro meraviglioso”.

Oltre a Matteo Ballarin alla chitarra e Andrea Ghion al basso, nel disco suona il batterista Manuel Smaniotto, il tastierista Andrea De Nardi e la partecipazione di Mauro Martello al duduk, nel brano Radici”.



lunedì 19 febbraio 2018

UNIMOTHER 27 – “ACIDOXODICA”, di Andrea Pintelli


UNIMOTHER 27 – “ACIDOXODICA”
Di Andrea Pintelli

Unimother 27, ossia psichedelia e sperimentazione e musica fuori dall’ordinario (nel caso crediate possa esisterne uno) dietro cui si nasconde la mente di Piero Ranalli, one-man-band (suoi chitarre, basso e sintetizzatori nonché compositore unico) che, con l’aiuto di tale Mr. Fist alle percussioni, dona vita a questo progetto la cui proposta è chiaramente non per tutti, ma solo per chi si vuole spingere oltre, dove il salto nel buio di suoni non convenzionali si traduce in coraggio nell’affrontare con decisione il classico limite del burrone. Ecco, dopo di esso c’è, fra gli altri, anche questo disco, opera che lo stesso Ranalli spiega così nelle line notes d’introduzione del libretto: “Questo lavoro trae ispirazione da un sogno… Cammino lungo una strada di una città immaginaria e noto che in entrambe le direzioni lo scenario che mi trovo davanti non cambia. In qualsiasi modo percorro il cammino, gli elementi che mi si presentano di fronte sono sempre gli stessi. Un palindromo tridimensionale dal quale è possibile uscire solo ritornando allo stato di veglia”.
Da qui il titolo dell’album e dei brani, che letti in senso inverso mantengono immutato il loro significato (qualora ce ne fosse).

A livello musicale l’intento è di condurre l’ascoltatore verso una seconda attenzione, così che abbia una più intensa e vivace esperienza di vita.


Avete paura? Chiudete gli occhi. Non ne avete? Teneteli aperti. Ma comunque lasciatevi trasportare altrove dalle onde sonore ed emozionali che fin dai primi istanti vi abbracciano come fossero un’edera che cresce su di voi. Lasciandovi respirare. Come ossessi inizierete a fluttuare negli spazi indefiniti che hanno in loro tutti i crismi del viaggio (trip, meglio). Affrontate questo non-percorso liberi dagli schemi, aiutando proprio a disintegrarli a favore di una libertà di movimento che si vuole comunicare. Smettete di essere consci, tornate vergini, come se questi colori fossero i primi mai visti. Non opponetevi a chi vi sta conducendo, siccome non è davvero mai troppo; presto o tardi, poco o tanto, camminerete senza sentire appoggi, ma solo venti di pochissime arie che ci aiutano a non cadere, ma soprattutto fidatevi di voi stessi. L’intento è ricondurvi al centro di voi stessi, quel mondo inesplorato dai più che tanto timore incute, siccome la conoscenza profonda dell’io crea anche imbarazzo, a volte. Potete quindi andare lontano, lontanissimo, dove l’ossigeno manca e i corpi sono leggeri come foglie, ma dove non si soffoca, anzi, fin dove ci si libera dall’obbligo del respiro che smette di essere necessità. La vita si spinge dove il battito del cuore resta ricordo e rimembranza, e questa conquista della propria condizione profonda fa impallidire anche quella di un satellite: allunare era nulla, in confronto. Ma poi, si torna anche a toccare terra, la nostra amata e bestemmiata terra, dove ci accoglie uno sciame di soffi d’anima, in questa infinita valle di sensazioni che inizia e non finisce, dove ci si confonde fra gli altri, in un dedalo di strade e schiume di burrasca e malesseri claustrofobici tra le masse che ci prendono a martellate, facendoci poi ricredere che il nostro quotidiano sia veramente l’Eden. Siamo qui e vogliamo scappare. Siamo altrove e vogliamo tornarci. Delitto irrisolto. Ma sempre con la sensazione che il tempo che scorre fra il primo luccicante shock e l’ultimo saluto agli amati sia sempre poco e atroce. Vita come regalo breve, conquista d’ogni giorno del finto benessere, corsa continua verso una meta che si fa orizzonte sempre più lontano, inganno mascherato da sorriso. Questo siamo? Quindi via, via ancora, ancora evasione da noi stessi, per cercare un attimo di tregua a questa condizione di prigionia che crediamo libertà. Come sempre il contraltare della scelta è l’altro lato della stessa medaglia; veniamo qui aiutati a preferire l’ignoto al lato spensierato dell’esistenza, giocando a scrutare le sfumature dei grigi, cercando di carpirne i significati di quest’arte tetra che si fa madre di un’intera dimensione. Andiamo davvero al di là delle sensazioni, gli occhi si fanno orecchie, le braccia diventano schiena, i piedi cuore, e così via, pensando che non si tratta di deformazione della persona, ma gioia nell’astratto. Picasso docet: esempio di viaggiatore nel tempo per il tempo e contro il tempo, creatore di una nuova libertà senza vergognarsi del proprio io, ma piuttosto elevandolo a genialità. Senso e sostanza, comandata dallo spirito. Costantemente impavido. Come sempre così dovrebbe essere, per fuggire definitivamente dalla vera condanna odierna, quegli attici delle città in rete, dove anche un saluto o, peggio ancora, un’amicizia vale quanto un click. Il nulla assoluto. La morte di ogni speranza. Per cui molto meglio tornare ad andare, girovagando anche (e soprattutto) senza meta, in cerca di una condizione che ci assicuri il pieno carico di emozioni, per cui valga la pena dirsi vivi.



domenica 18 febbraio 2018

Accadeva nel febbraio del 1969...


Usciva nel febbraio 1969 il doppio live "The Live adventures of Mike Bloomfield and Al Kooper", degno seguito di "Super Session".
Blues allo stato puro, grande creatività, con super "ospiti" come Paul Simon, Carlos Santana, Elvin Bishop e i non "accreditati" Steve Miller e Dave Brown.
Mike Bloomfield, dopo la seconda serata del tour entrò in crisi e non volle più suonare… fu sostituito da un giovanissimo Carlos Santana.
Prodotto da Al Kooper, è uno di quei dischi che non può mancare in una collezione di blues!
I buoni consigli di…
Wazza



sabato 17 febbraio 2018

PFM: accadeva nel febbraio del 1974...


Nel febbraio 1974 la Premiata Forneria Marconi finiva di registrare presso gli Advision Studios di Londra  "L'Isola di niente".
Sicuramente l'album della maturazione artistica, una miscela di rock, prog, jazz e folk, grazie anche alla formidabile tecnica del nuovo entrato, il bassista Patrick Djivas (ex Area) al posto di Giorgio “Fico” Piazza, che migliora sia la sezione ritmica che la parte espressiva, con i suoi "soli" e improvvisazioni.
Esce anche in contemporanea per il mercato estero con il titolo "The World Became The World", che entra nel difficile mercato americano, aprendo le porte alla band con lunghe tournèe nel Nord America, riscuotendo successo e riconoscimenti da parte della stampa specializzata.
… di tutto un Pop
Wazza

Top of New Zealand House, Trafalgar Square, London
L-R Flavio, Patrick, Franz, Franco




giovedì 15 febbraio 2018

Altea – “Memories Have No Name”, di Andrea Zappaterra




Altea – “Memories Have No Name”
Di Andrea Zappaterra

Gli ALTHEA si formano a Milano da un’idea del chitarrista Dario Bortot e del bassista Fabrizio Zilio con l’obiettivo di creare un progetto Progressive/Metal/Rock al di fuori degli schemi standard.
Con l’ingresso nella lineup del tastierista Marco Zambardi la band produce diversi demo proponendoli dal vivo in numerosi palchi del nord Italia e partecipando ad altrettanti concorsi musicali.
La lineup degli ALTHEA si completa e stabilizza conl’arrivo di Sergio Sampietro alla batteria e Alessio Accardo alla voce incrementando l’attività live e incide nuove canzoni che dopo un’intensa attività in studio danno vita ad “Eleven”, EP rilasciato nel febbraio del 2014.
Durante il 2016 la band compone 16 nuovi brani che fanno parte del nuovo concept album “Memories Have No Name”, pubblicato nel 2017 con Sliptrick Records.
Contestualmente al rilascio dell’album la lineup degli ALTHEA si modifica ulteriormente trovando in Andrea Trapani, un ottimo sostituto di Fabrizio Zilio che insieme a Marco decide di seguir altre strade.



Musicalmente il prodotto è un Rock gradevole con riflessi Prog riecheggianti sonorità di gruppi celeberrimi, ma senza riproporne effetti eclatanti, addolcendo spigoli e tortuosità con una sonorità omogenea e raffinata, anche se le canzoni in lingua inglese, liricamente parlando, oscurano un pò il discorso “Concept”.
I brani scorrono piacevolmente facendo perdere la dimensione del tempo e si arriva alla conclusione quasi senza accorgersene, dopo 50 minuti e 16 brani dell’album.
Pregevole lo sforzo globale e omogeneo del gruppo con dettagli curati anche nella confezione oltre che nell’incisione, fluidità e accuratezza i punti di forza.

Mi piace fare un piccolo richiamo alla mitologia per ricordare chi era Altea: per proteggere il figlio Meleagro, cui era stata predetta la morte qualora l’ultimo tizzone del fuoco sacro si fosse bruciato completamente, Altea lo conservò sempre con se.

Quindi che si conservi la scintilla della buona musica e dell’ispirazione grazie a questo gruppo italiano di cui avremo sicuramente occasione di parlare ancora in futuro.


Tracklist:
01. Regression From Regrets
02. Paralyzed
03. A New Beginning
04. Revenge
05. Drag Me Down
06. Halfway Of Me
07. Intermediated Pt.1
08. I Can’t Control My Mind
09. Intermediated Pt.2
10. Leave It For Tonight
11. Memories Have No Name
12. The Game
13. Last Overwhelming Velvet Emotion (L.O.V.E.)
14. Take Me As I Am
15. Anything We’ll Ever Be
16. A Final Reflection
Line-up:
Alessio Accardo – voce
Dario Bortot – chitarra
Fabrizio Zilio – basso
Marco Zambardi – tastiere, effetti
Sergio Sampietro – batteria
Links & Contatti